Stangata carburanti, prezzi su del 6% in dieci giorni. Allerta contro speculazioni
Redazione
Tra il 25 febbraio e il 5 marzo 2026 i listini dei carburanti in Italia hanno registrato una decisa impennata. Nelle grandi aree metropolitane, come Milano e Roma, i rincari per benzina e diesel oscillano tra il 3% e il 6%. Il gasolio risulta il prodotto più colpito dagli aumenti.
Al momento, la media nazionale vede la benzina in modalità self-service intorno a 1,69 €/l, mentre il gasolio si attesta sui 1,75 €/l. La situazione è più critica sulla rete autostradale. Secondo le denunce delle associazioni dei consumatori, in alcuni tratti il diesel servito ha toccato il picco di 2,5 €/l.
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Le cause ufficiali dei rialzi sono legate all’escalation militare tra Iran, Israele e Stati Uniti, culminata nell’operazione “Ruggito del Leone” del 28 febbraio. La conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz ha bloccato il transito di circa 20 milioni di barili di greggio al giorno. A questo si aggiunge la decisione di QatarEnergy di sospendere la produzione negli impianti di Ras Laffan e Mesaieed a seguito di attacchi alle infrastrutture.
Tuttavia, diverse sigle mettono in dubbio il nesso diretto tra la guerra e i prezzi finali. Molte analisi evidenziano che l’Italia dispone di scorte elevate (al 95% a fine 2025) e fonti diversificate. Per questo motivo, i rincari immediati “alla pompa” non sarebbero pienamente giustificati da fattori reali, aprendo il sospetto di manovre speculative sulle scorte già presenti nei depositi, acquistate prima del conflitto.
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Le reazioni di gestori e consumatori
Le associazioni dei gestori (Faib, Fegica, Figisc) definiscono gli aumenti «ingiustificati». Secondo le sigle, le compagnie petrolifere avrebbero applicato rialzi rapidi tra i 3 e i 6 centesimi al litro subito dopo l’escalation dei conflitti. Le organizzazioni chiedono l’intervento delle autorità di controllo.
Le associazioni dei consumatori, tra cui Codacons e Assoutenti, denunciano apertamente una “speculazione” sul gasolio. Altroconsumo propone l’azzeramento dell’IVA per compensare l’esborso delle famiglie. Di contro, l’UNEM (Unione Energie per la Mobilità) ha respinto le accuse durante i tavoli istituzionali, affermando che non vi sono state manovre speculative da parte delle società petrolifere.
Anche il settore dell’autotrasporto è in allarme: CNA Fita sollecita un credito d’imposta straordinario, mentre Conftrasporto invoca la sospensione dell’Ets per mitigare i costi logistici.
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La posizione del Governo
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha presieduto venerdì 6 marzo la Commissione di allerta rapida sui prezzi. Urso ha ribadito che, nonostante i rincari, il prezzo medio resta sotto i 2 €/l, ma ha annunciato un «rafforzamento del monitoraggio» lungo tutta la filiera per prevenire abusi e coordinare l’azione del Garante per la sorveglianza dei prezzi.
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