Verona piange il suo Hi-Fly

Ha ricoperto il ruolo di guardia, in squadre italiane come Benetton Treviso, Roma e Napoli, passando a più riprese anche per Verona. Henry Williams, meglio conosciuto col nome di Hi-Fly, se n’è andato lo scorso 13 marzo all’età di 47 anni in seguito a conseguenze legate ad una malattia renale.

In quanti sono cresciuti elevando a modello le sue azioni e la simpatia che esprimeva negli occhi. Per lui, Henry Williams, cestista americano scomparso prematuramente lo scorso 13 marzo, i messaggi di cordoglio sui social, in questi giorni, sono moltissimi. Lo piangono i tifosi veronesi, che lo andavano a vedere ogni domenica al palazzetto, quando la Scaligera Basket allora era marchiata Glaxo. La carriera di Williams in Italia è iniziata proprio nella città scaligera, nel 1993, quando su di lui aveva scommesso il lungimirante Andrea Fadini, general manager della Scaligera.

Dopo qualche partita di assestamento si fa subito amare dai tifosi sfoggiando una media di 24,5 punti a match e un 50% di tiro da tre punti, contribuendo al successo che vale alla Scaligera la serie A1.  L’anno successivo va ancora meglio: la media sale a 25,5 punti a partita e la squadra conclude il campionato al quarto posto in classifica. Williams approderà poi alla Benetton Treviso, dove rimarrà per quattro stagioni vincendo uno scudetto nella stagione ’96-’97. Il talento americano in prestito all’Italia viaggia a Roma per una stagione e torna alla Scaligera per quella che sarà la sua penultima stagione, prima dell’avventura a Napoli che vale la storica promozione della squadra partenopea in serie A. È dopo questo traguardo che appende le scarpe al chiodo e sceglie la strada della religione. Henry Williams per molti è stato un punto di riferimento, per qualcuno lo è e lo sarà ancora: i tiri da tre, le penetrazioni, i cambi di velocità, quegli occhi sorridenti e le sue elevazioni leggere, che gli sono valse il soprannome di Hi-Fly.