Sci di fondo? Facciamolo insieme

Da questa stagione parte il progetto dello Ski Team Lessinia, che riunisce i club di Bosco Chiesanuova, Velo Veronese, Roverè e Campofontana. Fino al 2019 le società metteranno a disposizione dei propri atleti un unico staff, in un’ottica di condivisione di risorse che poi si tradurrà in gara, comunque, mantenendo i colori dei rispettivi club.

Spesso sentiamo dire che cinquant’anni fa nevicava tutti gli inverni e lo faceva molto più copiosamente di adesso. C’era un tempo in cui, per muoversi da un paese all’altro o da una contrada all’altra, in montagna non era possibile aspettare mezzi che sgomberassero le strade dalla neve. Lo sci di fondo è nato con questa funzione, anche in Lessinia, e solo dopo è diventato uno sport.

Com’è calata la nevosità degli inverni, però, col passare dei decenni sono diminuiti anche gli sci club esistenti nel veronese. I quattro club rimasti, vedendo che le rispettive problematiche di affrontare una stagione sportiva sono identiche, hanno deciso di dare una svolta epocale alla loro attività. Da questa stagione, e fino al 2019, si è deciso di creare lo Ski Team Lessinia: si tratta di un’associazione di associazioni di cui fanno parte Marco Fontanesi (S.C. Bosco), Franco Brunelli (S.C. Orsi Bianchi Velo), Gianni Segala (S.C. Roverè) e Mauro Roncari (U.S. Campofontana). Le quattro società, in un grande progetto di condivisione patrocinato da ben nove comuni, intendono unire le forze per massimizzarle, con obiettivo anche di ridurre le spese.

Si può dire dunque che ora la Lessinia dello sci di fondo sia unita: i gruppi di lavoro nelle varie categorie saranno seguiti da un unico staff di allenatori, maestri qualificati e accompagnatori, mentre in gara ogni atleta parteciperà per il proprio club di appartenenza. Le categorie Baby Sprint (6-7 anni) e Baby (8-9) si alleneranno due volte a settimana, seguite da Federica Campedelli e Giulia Scardoni, con l’aiuto di Giacomo Lavarini, Giada Pomari e Filippo Canteri. Cuccioli (10-11) e Ragazzi (12-13) saranno allenati quattro volte a settimana da Carlo Vito Scandola e Giacomo Cona. Le categorie Allievi (14-15), Aspiranti (16-17) e Junior (18-19), anch’esse quattro volte a settimana, saranno invece guidati da Mirco e Cesare Pezzo. Infine Giovanni Pezzo si occuperà dei materiali, aiutando i rispettivi allenatori come aiuto ski man. Già la stagione passata Bosco e Velo si unirono in una simile sinergia, che portò a buoni risultati: nel Grand Prix Lattebusche, gara regionale per le categorie Baby e Cuccioli, ad esempio, i due club si classificarono come primo e terzo del Veneto.

Va ricordato, tra l’altro, che l’organizzazione dello sci di fondo veronese è nota anche a livello nazionale. Anche questa stagione infatti, dopo le edizioni 1999, 2002, 2007, 2009 e 2013, lo S.C. Bosco ospiterà i Campionati Italiani Assoluti, evento di maggiore prestigio dato che in questa annata non vi saranno né mondiali né olimpiadi.

 

Lucia Scardoni e Fulvio “Bubo” Valbusa, i pro di questa unione

Abbiamo chiesto un parere su questo progetto a due fondisti veronesi di grande caratura, uno del passato e uno del   presente.

Fulvio Valbusa, assieme alla sorella Sabina, è stato uno degli sciatori di punta della nazionale italiana tra gli anni Novanta e i Duemila, oro olimpico in staffetta a Torino 2006 e plurimedagliato in gare mondiali e di coppa. Adesso “Bubo” è apprezzato commentatore tecnico per Eurosport e dà un giudizio positivo sulla formazione dello Ski Team Lessinia: «L’unione fa la forza anche in uno sport di squadra. È un vantaggio grosso per le società, che così ha costi minori ma più competenze professionali. Purtroppo si perde una parte di “sana rivalità” con i club vicini: ricordo con piacere quanto mi sentivo teso prima delle sfide provinciali contro i miei coetanei di altre zone della Lessinia».

La finanziera Lucia Scardoni, invece, sta emergendo proprio in queste stagioni. Dopo aver vinto la scorsa Coppa Europa, in questa stagione parteciperà di diritto alle prime gare di Coppa del Mondo. Anche da parte sua il pollice è alto: «Più il gruppo è grande, più c’è compagnia ed è facile trovare divertimento e sprono ad allenarsi. Sicuramente questo progetto darà risultati, anche se per le società sarà uno sforzo enorme. Certo, con uno staff unico si potrebbe perdere la varietà nella preparazione: anche nei corpi sportivi militari le metodologie sono differenti ed è sempre interessante poterle confrontare».