Quanto durano le emozioni sportive?

Più si invecchia e più il tempo sembra passare in modo fugace, sfuggendo come sabbia dalle mani.

Di Emanuele Pezzo

Eppure per il filosofo Kant il tempo è il modo con cui l’uomo dispone le proprie sensazioni. Quelle legate allo sport – battiti di cuore, scariche di adrenalina, stille di sudore e voglia di coprirsi gli occhi – sono in grado di spezzare lancette e sbiadire i quadranti digitali, distanziando quel che è vicino ed avvicinando ciò che ormai è impolverato. Sembra ieri che i fratelli Valbusa hanno appeso gli sci da fondo al chiodo a chiusura di una carriera con podi mondiali e medaglie olimpiche. E invece già si affievolisce l’eco delle imprese di Rio, distanti solo due anni da oggi.

Il trionfo di Elia Viviani nel ciclismo su pista e l’oro sfuggito ad uno strepitoso iron man come Michele Ferrarin nel triathlon danno l’idea di essere già negli annali di storia sportiva. Planando sugli sport di squadra, il discorso va di pari passo. Qualche tifoso ricorderà come fosse ieri quando, dieci anni fa, l’Hellas Verona battagliava sui campi della C1. Più lontane le emozioni della vittoria della serie B del Chievo, avvenuta nello stesso periodo, calata nella normalità da dieci stagioni consecutive in massima categoria.

Una regolarità che spariglia le carte, come quella del calcio femminile, con l’AGSM Verona pluriscudettata e sempre ai massimi livelli. Ma anche di chi rincorre da tempo l’acuto, come la Calzedonia nel volley e la Zardini Etichette nell’hockey inline. Pure se la vetta si chiama promozione, come per la Tezenis del basket oppure Verona Rugby e Valpolicella nello sport della palla ovale.

Sport e tempo: una clessidra in cui l’enfasi del risultato agonistico e la passione del tifo possono tramutare i granelli di sabbia in acqua o in macigni.

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