Michele Ferrarin: un ironman veronese alle Paralimpiadi

Il 10 settembre è stato il giorno della svolta per Michele Ferrarin: una medaglia d’argento nel triathlon, una delle specialità più logoranti per il corpo ed al debutto nel programma di queste Paralimpiadi, può cambiare la vita. Una vita sportiva, quella di Michele Ferrarin, trascorsa tra nuoto, corsa e bici, cercando di trovare il perfetto equilibrio tra famiglia, sport e lavoro. Pantheon ha intervistato Michele prima della partenza per Rio: qui trovate il racconto di Emanuele Pezzo.

Come di consueto, i cerchi olimpici, ospiti a Rio de Janeiro per tre settimane, lasciano il posto ai tre “agitos” paralimpici. Uno degli alfieri delle speranze sportive veronesi è Michele Ferrarin, atleta delle Fiamme Oro in gara nel triathlon categoria PT2. Ferrarin, campione del mondo due volte, l’ultima delle quali a Chicago nel settembre dello scorso anno, è tra i favoriti assieme al britannico Andrew Lewis e al francese Stephane Bahier.

Una storia molto particolare, quella di Michele, nuotatore di buon livello cui nel 2009 giunse una diagnosi spietata: atrofia muscolare spinale, malattia neurologica che già da dieci anni aveva iniziato a depotenziargli braccio sinistro e gamba destra. Un pugno nello stomaco che, tuttavia, grazie anche all’apporto della moglie Isabella, non fermò la voglia di Michele di praticare sport in maniera seria. Vennero la partecipazione alle gare Ironman a fianco di atleti normodotati, poi le Paralimpiadi di Londra con la squadra di nuoto, infine l’entrata nel team di paratriathlon.

Una strada verso una profonda cognizione di cosa significhi essere uomo e atleta, come spiega Michele stesso: «Non scambierei una delle mie partecipazioni ai Giochi Paralimpici con un’Olimpiade. Quando ero ragazzo e nuotavo con passione vera, il pensiero delle Olimpiadi rappresentava il sogno, il punto d’arrivo della carriera. Successivamente la vita mi ha riservato sorprese, tra cui la malattia, ma anche opportunità che ho voluto cogliere. L’avventura paralimpica mi ha fatto scoprire un mondo di persone eccezionali: non si tratta solo di vedere le incredibili abilità, non le disabilità, di ognuno, ma l’intima consapevolezza delle sfide che ogni giorno fanno questi atleti per superare ostacoli e allenarsi per inseguire un sogno. Questo mi mette sempre i brividi».

Anni di sacrifici, sudore e fatica si concretizzeranno in poco più di un’ora di gara. Eppure, in un certo senso sembra che per Michele Ferrarin una medaglia sia già assicurata.

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