Michele Ferrarin, un argento che vale oro

Abbiamo intervistato il triatleta veronese reduce dai giochi paralimpici di Rio 2016, che ci ha raccontato della gara, del suo pensiero sulla rassegna paralimpica, delle speranze verso il movimento italiano e di quello che adesso sarà della sua vita.

E alla fine è arrivato un grande argento. Michele Ferrarin, atleta veronese delle Fiamme Oro, è riuscito nell’intento di agguantare il secondo metallo più pregiato nella gara di triathlon categoria PT2 alle Paralimpiadi di Rio 2016. Una bella impresa dopo 750 m di nuoto, 20 km di bici e 5 km di corsa, che Michele commenta con noi.

Come giudica la sua medaglia? Puntava all’oro… bicchiere più pieno o più vuoto?

Il bicchiere è tutto pieno. Il risultato di Rio è meraviglioso, puntavo a fare bene e in cuor mio speravo di agguantare il podio. Mi bastava stare bene e avere modo di dare tutto. E così è stato.

La gara è andata come si aspettava?

Sapevo di trovare i miei avversari molto preparati e migliorati, quindi mi aspettavo che ci sarebbe stato da lottare fino alla fine. Già al mondiale nel giro di 30″ potevamo essere almeno in 5 e a Rio è stato così. Essere lì, di nuovo tra i primi, mi fa molto piacere.

Quali sono gli sportivi che  l’hanno colpito maggiormente tra Paralimpiadi e Olimpiadi?

Alle Paralimpiadi mi ha colpito molto il mio compagno di squadra Giovanni Achenza, che con una gara strepitosa (nella cartegoria PT1, ndr) ha agguantato un grande terzo posto. Alle Olimpiadi direi Gregorio Paltrinieri, un talento e una superiorità incredibili.

Come definirebbe con una frase i giochi paralimpici, al confronto di quelli olimpici?

Le Olimpiadi sono il sogno di ogni sportivo, a questo le Paralimpiadi aggiungono tanta emozione per la storia che ogni atleta si porta dietro con una grandissima forza.

Adesso come vivrà lo sport?

Lo sport è una componente fondamentale del mio stile di vita. Mi piace farlo, condividerlo e trasmetterlo. Chiaro che i ritmi degli ultimi anni mi hanno obbligato a star molto attento a tutto. Quindi adesso praticherò sport per il puro piacere di farlo, ma aspetterei ancora un po’ a definirmi ex atleta.

Tre cose che lo sport le ha dato e tre cose che le ha tolto.

Lo sport mi fa apprezzare la vita e il tempo che abbiamo. Mi ha dato fiducia in me stesso, coraggio, umiltà. Non mi ha tolto nulla, anche se in questi ultimi due anni per forza di cose mi ha sottratto tempo da dedicare alla famiglia.

Lei è consigliere federale: quali sono le sue speranze per lo sport paralimpico in Italia?

Confido che ci sia più attenzione da parte dei media, costante e non solo nell’anno olimpico. Gli sforzi che stanno dietro al movimento e il messaggio di riscatto che gli atleti trasmettono meritano maggiore riconoscimento dalla nostra società civile. Inoltre mi piacerebbe che per gli atleti ci fosse coinvolgimento con i loro colleghi “normo” in raduni e stage di preparazione. Sarebbe un bel momento di crescita personale per tutti.

Cosa pensa della vicenda riguardante le Olimpiadi (e Paralimpiadi) di Roma 2024?

È una storia piuttosto deludente: si è sprecata una bella occasione per far fare un balzo culturale e sportivo all’intera nazione, che avrebbe dato benefici per chissà quanti giovani. Purtroppo non si è avuto il coraggio di dimostrare che anche l’Italia riesce a fare bene.

So che le piace l’immagine del giocoliere: come cambieranno gli equilibri della sua vita, dopo Rio?

L’immagine dell’equilibrista è azzeccata perché in questi anni mi sono sentito così, sempre sul filo del rasoio, sempre alla ricerca della cosa migliore da fare dando la giusta importanza alle cose della vita, quella vera. Ora l’obiettivo è di riportare un po’ di normalità, nel lavoro e soprattutto nella mia famiglia. Vorrei stare con le persone che amo, fare insieme quello che abbiamo voglia di fare. Insomma, una vita normale. Poi si vedrà.