Quella lezione dei tifosi dell’Hellas al sistema calcio

Hellas Verona in serie A
Foto Angelo Sartori

Oltre 4 mila a Cesena, 10 mila in piazza Bra per la promozione in serie A.

Mentre le pay tv comandano e gli stadi continuano a svuotarsi, Verona va in controtendenza: qui il calcio è ancora sentimento popolare e sociologico.

di Francesco Barana

TUTTO PUÒ l’amore. E, si sa, le promozioni sono come i figli, tutte belle uguali. Eppure la gioia che la notte del 18-19 maggio si è scatenata tra gli oltre 4 mila tifosi del Verona in esodo a Cesena e i quasi 10 mila di piazza Bra dà l’idea del rapporto endemico che c’è tra il Verona e decine di migliaia di veronesi.

Perché quella conquistata la sera di Cesena-Verona è probabilmente la promozione più attesa e dovuta, e dunque meno romantica ed epica, della storia dell’Hellas, eppure i caroselli, clacson, canti e gli immancabili bagni nella fontana della Bra che si sono succeduti quella notte, sono l’emblema che non è solo calcio quando si tratta dell’Hellas Verona. Non è nemmeno solo sport. Figuriamoci se possa considerarsi semplice entertainment.

C’è una storia, un senso di identità e comunità, un sentimento popolare dietro alle sue gesta, che siano imprese o fallimenti. C’è un mood di coinvolgimento totale tra quella maglia e i valori che essa rappresenta per un intero popolo.

UN SENTIMENTO che era riaffiorato nella sua totalità nel memorabile derby con il Vicenza di due settimane prima, con il gol all’ultimo secondo di Romulo. Quella vittoria acciuffata in extremis ha in sostanza regalato la A al Verona e ha impresso una svolta emozionale a una stagione fin lì in sordina, con la squadra di Pecchia poco empatica e molto altalenante tra un avvio brillante e un lungo blackout nella parte centrale del campionato.

Questo sentimento, che definiremmo sociologico e non tanto o solo calcistico, è la lezione più bella che Verona e i tifosi del Verona danno ai signori che reggono il sistema calcio, signori ormai da troppi anni attenti solamente a spartirsi la “torta” miliardaria dei diritti tv e a porre davanti il contenitore rispetto al contenuto, dunque le tv rispetto alle stesse partite, al calendario, agli stadi e ai tifosi.

Del resto «non c’è mondo al di fuori delle mura di Verona» scrisse Shakespeare. E Verona, unica città non capoluogo di regione ad aver vinto uno scudetto dal dopoguerra in poi con l’Hellas nel 1985, nella prossima stagione sarà – per la quinta volta – l’unica città non capoluogo di regione ad avere una stracittadina in serie A. Il Chievo, infatti, anche quest’anno con netto anticipo ha trovato la sua salvezza e si appresta nel 2017-18 a partecipare al suo 16 campionato di serie A in 17 anni. Verona con Milano, Roma, Torino e Genova torna capitale d’Italia.

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