Con la racchetta in mano mi sembra di domare la casualità

Un atleta veronese proiettato verso Tokyo 2020: è Federico Falco, giocatore di tennistavolo della Fondazione Bentegodi, nazionale azzurro inserito nel programma che vuole preparare al meglio i migliori talenti tricolori in ottica olimpica e paralimpica.

SACRIFICI, MOLTO LAVORO, tanto impegno, obiettivi da raggiungere passo dopo passo. Sembrano parole legate da un filo rosso con cui si confronta ciascun praticante di una disciplina sportiva. Seguire o meno questo sentiero origina ciò che ogni sportivo scopre di essere: un genio che non necessita di tutto questo sforzo, una macchina da guerra disposta ad allenarsi anche di notte pur di arrivare alla meta, una persona semplice che “sì, è bello ma i traguardi scintillanti li lascio ad altri”. «Il mio futuro non lo conosco, ma non mi pongo alcun limite»: sono le parole di Federico Falco, pongista veronese, fresco ventiquattrenne, che nel 2017 ha strabiliato gli appassionati di racchetta e pallina leggera con i suoi risultati a livello internazionale. La medaglia d’oro ai campionati mondiali a squadre di Bratislava ed il bronzo nel singolo agli Europei di Lasko parlano da soli.

Al primo posto nel podio personale di Federico, ovviamente, c’è un tennistavolo che si differenzia dal ping pong perché «quest’ultimo è quello che fai scherzando con gli amici, mentre il primo è una questione di riflessi, di potenza, di tattica, di intelligenza, che è difficile capire per chi non ha mai provato». Una supremazia  con riserva, poiché al primo posto Federico metterebbe la passione per l’Inter, riguardo alla quale scherzosamente aggiunge: «Noi interisti siamo nati per soffrire, ma meglio le piccole gioie che altre cose!» –, che si pone con decisione dinanzi all’imprescindibile vicinanza degli affetti, con cui condividere successi e difficoltà, e allo studio, portato avanti a fatica visti gli impegni sportivi ma che «ce la faremo a portare a casa anche questa, piano piano». Il traguardo è, come ogni sportivo che si rispetti, respirare la stessa aria che muove la bandiera bianca con i cinque cerchi. Un percorso difficoltoso perché, come Federico spiega, «mentre ai Mondiali si qualificano i primi 18 del ranking, alle Paralimpiadi vanno soltanto i primi 12 giocatori, e attualmente la mia posizione è più o meno quella».

FALCO HA INIZIATO A GIOCARE A TENNISTAVOLO per hobby, poi visti risultati si è fatto prendere la mano. Attualmente è inserito nel Progetto Tokyo 2020, attraverso il quale l’atleta della Fondazione Bentegodi si allena intensivamente, quando non impegnato nella partecipazione a tornei.

«Andare alle Paralimpiadi sarebbe il coronamento del lavoro fatto, non solo per me, ma anche per tutte le persone che mi hanno sostenuto», il pensiero del pongista, che chiude con un bilancio della sua vita: «Credo non mi manchi nulla. Ho un allenatore che mi segue quotidianamente, i risultati arrivano, la strada è ancora lunga ma sono sicuro che sia quella giusta».

Una vita piena tra tennistavolo, affetti e università.

Dire che Falco è molto impegnato può risultare un eufemismo.  In nazionale dal 2013, da due anni si allena quotidianamente e da febbraio è impegnato in due sedute giornaliere per sei giorni a settimana. Un ritmo incessante che allontana la laurea in informatica, comunque non così distante, al quale però non riesce a fare a meno. «È un fatto agonistico e caratteriale –spiega Federico –: nel momento in cui sono al tavolo con il mio avversario, quando vinco sento delle sensazioni di carica e di potenza che soltanto nello sport si riesce ad avere, come il rammarico per una sconfitta. Ricordo ancora il tasso di adrenalina alla prima medaglia vinta. Sono emozioni che non provi in nessun altra maniera».

 

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