Enrico Zandonà, pilota di Quinto di Valpantena

Alla guida della sua monoposto Reynard 883 partecipa a cronoscalate, autoslalom e gare di Formula Challenge. Enrico Zandonà prosegue così la passione tramandatagli dal padre, che tuttora compie un grande lavoro nella messa a punto della vettura del figlio in vista dei weekend di gara.

di Emanuele Pezzo

UN RETTILINEO infinito con tre corsie per senso di marcia? Una sequenza di semafori senza soluzione di continuità? C’è chi preferisce far ruggire il motore in salita, magari trovandosi di fronte qualche ostacolo. Così è per Enrico Zandonà, pilota di Quinto di Valpantena che da 12 anni partecipa a cronoscalate, gare di autoslalom e di Formula Challenge, prendendosi anche qualche soddisfazione.

Come quando, nel settembre 2015, vinse per la terza volta consecutiva lo slalom Città di Bolca, tappa del campionato italiano, davanti ai pluricampioni nazionali Fabio Emanuele e Enrico Venanzio.

«Nelle settimane precedenti le gare è mio padre a curare la vettura – spiega Enrico, che lavora nella ricerca e nello sviluppo in ambito medicale – mentre nei weekend io mi occupo dei dettagli. La stagione parte tra marzo e aprile e durante tutto l’anno faccio palestra e mountain bike per allenarmi alla tensione e alle temperature da affrontare in gara».

PROPRIO IL PADRE gli trasmise la passione per le quattro ruote, facendolo sedere a 4 anni su un go-kart costruito appositamente per lui. Facile immaginare come poi sia diventato tutto un affare di famiglia, un qualcosa che adesso coinvolge altre persone, come Valentina, Nicole, Fausto, Maurizio e Valentino, che aiutano Enrico e spesso lo seguono in gara.

L’autoslalom è forse la specialità più difficile tra quelle svolte da Zandonà: si tratta di percorrere 3,5 km in salita, interrotti da una decina di birillate, nelle quali il pilota deve mostrare tutta la propria abilità per evitare penalizzazioni.

Conclude il pilota: «Arrivare in velocità, staccare all’ultimo ed accarezzare il birillo senza toccarlo richiede precisione e rapidità di decidere. Questo aspetto mi piace ed è comune all’ambito lavorativo: quando ci sono le scadenze mi sento attivo, preparato e determinato proprio come in prossimità di una birillata».

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