Edoardo Leotta, maratoneta con il Parkinson, ed il progetto dell’Università di Verona

Un convegno, tra la pratica, la teoria e la testimonianza, che fa luce sulla malattia del Parkinson, mettendo in risalto l’impagabile valore dello sport come abitudine e cura psico-fisica nella vita umana. Grazie al progetto – unico a livello nazionale – della dottoressa e ricercatrice Federica Bombieri, sono circa un centinaio i pazienti che lottano contro la malattia praticando attività fisica regolare. Un grande esempio è quello del maratoneta Edoardo Leotta, che pur soffrendo di Parkinson, continua a correre.

Corri che ti passa; questo potrebbe essere l’invito o elogio ad affrontare la sindrome di Parkinson alla Edoardo Leotta. Sì, perché questo giovane maratoneta, che ha scoperto di essere affetto dalla malattia nel 2015, ha scelto lo sport come alleato ed ha trovato nella passione per la corsa una medicina, rivelatasi poi effettivamente e scientificamente valida.

Il movimento produce dopamina, importante neurotrasmettitore che si trova in deficit nei casi di Parkinson, una sindrome che si sviluppa in 5 stadi (secondo la scala di Hoen e Yahr). Chi soffre di questa malattia vede compromessi velocità, ritmo, comandi che richiedono una sequenza logica; insistere svolgendo una regolare, e mirata, attività fisica serve a rallentare il decorso della malattia, che va ledere le facoltà legate all’equilibrio e all’appoggio del tallone, fino a portare all’impossibilità di deambulare.

L’evento, tenutosi questa mattina presso la sede del Dipartimento di neuroscienze, medicina e movimento dell’Università di Verona, ha visto protagonisti la dottoressa Federica Bombieri, ideatrice del progetto, affiancata dal Professor Federico Schena e dal maratoneta Edoardo leotta.

La presenza di Edoardo Leotta è stata fortemente voluta in quanto potenzialmente motivante, per spronare i pazienti seguiti settimanalmente negli allenamenti dalla dottoressa Bombieri, a riporre fiducia negli sforzi fisici e ad applicarsi con costanza nella pratica sportiva, anche a casa, per riuscire ad affrontare la malattia e contrastare il suo avanzamento.

Il Progetto Attività Motoria nel Parkinson nasce 14 anni fa, ed è un programma unico a livello nazionale, che propone allenamenti continuativi e specifici per persone colpite dalla sindrome di Parkinson. Nel corso della mattinata si è tenuta anche una sessione pratica, in cui alcuni dei circa 100 pazienti hanno dimostrato le attività che sono soliti a svolgere nelle strutture di Borgo Venezia.

L’intervento di Edoardo Leotta è stato illuminante quanto autentico; questo giovane cui è stato diagnosticato il Parkinson 4 anni fa, dopo due di controlli e visite, ha trovato sollievo e passione nella pratica sportiva, che lo ha portato ad organizzare la manifestazione podistica Run  For Parkinson a Bologna. Leotta si allena regolarmente ed ha verificato sulla sua pelle i benefici dello sport, pur dovendo affrontare le quotidiane difficoltà che il Parkinson causa.

La malattia non va negata, ma la si può accantonare e quasi dimenticare, così da vivere senza esserne condizionati; la dopamina, alleato nella lotta contro il Parkison, viene assunta attraverso medicinali ma la si produce autonomamente svolgendo attività fisica. Ecco perché, sempre più, lo sport assume importanza nella cura del Parkinson, accanto ai normali farmaci.