È Serie A!

Hellas Serie A

di Francesco Barana

Il triplice fischio di La Penna, le urla e le corse liberatorie, i canti e le bandiere dagli spalti del Manuzzi di Cesena tinti di gialloblu dall’esodo degli oltre 4 mila tifosi. La festa che comincia in Bra per altri 10 mila  e si protrae,tra caroselli, clacson e l’immancabile bagno nella fontana, fino a tarda notte quando alle tre il pullman scoperto che guida giocatori, staff e dirigenti del Verona si inoltra nella piazza cuore di Verona.

È serie A, è serie A immediata dopo l’angusta e angosciante retrocessione dell’anno scorso. E quelle urla, quei canti, quelle bandiere si liberano in cielo totalmente, senza più ansie, attese, ragionamenti, calcoli, tensioni. È festa, è festa per il presidente Maurizio Setti, a lungo criticato per la sua freddezza. che forse quest’anno ha davvero capito cos’è il Verona per Verona.

È festa per Pecchia, tecnico rampante, moderato nei gesti esuberante nelle idee tattiche, dalle virtù e dai vizi del giovane allenatore. Per anni Pecchia è stato all’ombra del grande Benitez, fianco a fianco, poi un anno fa la decisione di voler diventare grande da solo e adesso la prima vittoria da protagonista. Ma è soprattutto la festa di un’intera città, che il Verona lo ama visceralmente e incondizionatamente.

Una città che rivede Cesena finalmente fausta e non terribile come ventisette anni fa quando il Verona di Bagnoli in quello stadio trovò la serie B dopo un decennio leggendario culminato con uno storico scudetto e s’inabisso su sentieri con troppi bassi e pochi alti e ancora non abbandonati. E siccome i simboli hanno il loro peso, ora la gente di Verona e del Verona chiede che dopo ventisette anni di altalena, la Cesena di ieri sera possa consegnare un nuovo ciclo di consolidamento in serie A.