Sicet CISL Verona: «Rafforzare le politiche abitative per affrontare l’emergenza casa»
«L’emergenza abitativa a Verona non dà tregua. Vanno rafforzate le politiche a essa relative, va avviata un’indagine integrata che fotografi la situazione e va aperto un tavolo tecnico specifico». È la ferma proposta di Sicet Cisl Verona.
«La situazione emergenziale rischia di produrre effetti pesanti e negativi sulla coesione sociale. È quindi necessaria e urgente l’attivazione di un Tavolo specifico di confronto sull’insieme delle politiche abitative. Possono essere coinvolti i diversi soggetti di rappresentanza istituzionale perché possano valutare, individuare e programmare risorse, misure e interventi per sostenere le ormai innumerevoli situazioni di disagio economico e sociale e per dare risposte efficaci alla domanda inevasa, crescente e diversificata di alloggi a costi sostenibili, diffusa in tutta la provincia», spiega CISL.
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«Avere una casa – prosegue – è precondizione per poter godere di altri diritti fondamentali: lavoro, salute, istruzione, inclusione e integrazione. È nostro dovere non rassegnarci davanti all’immobilismo delle Amministrazioni comunali e vogliamo confrontarci per cercare soluzioni avanzando nostre proposte e per parlare di politiche abitative. Invano attendiamo da tempo di essere coinvolti per dare un concreto contributo».
«Nel veronese ci sono 92mila appartamenti sfitti privati. Ma da un lato per la mancanza di una politica abitativa seria, dall’altra per una certa discriminazione nelle dinamiche di affitto, diverse persone partono svantaggiate. Oltre alle iniziative pubbliche promosse e gestite dagli enti ATER e AGEC, vi sono state diverse vicende più di stampo rivendicativo e vertenziali. Ma manca una vera politica territoriale per la gestione del problema abitativo e rimane l’enorme difficoltà di trovare un’abitazione per lavoratrici e lavoratori, persone non autosufficienti, anziani, giovani coppie, ragazze madri, cittadini stranieri e da alcuni anni anche studenti fuori sede», prosegue il sindacato.
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I nodi
«Le crisi di questi ultimi anni, i loro pesanti effetti economico-sociali e la carenza di alloggi di edilizia residenziale pubblica e sociale rendono difficile gestire le emergenze abitative alle quali non rispondono adeguate misure di politica abitativa. Il mercato è bloccato da un’offerta che propone canoni di affitto troppo elevati, da un forte spostamento verso il segmento degli affitti turistici a breve termine che ha ridotto ulteriormente l’offerta provocando un rialzo dei prezzi tipico delle città d’arte, e da una forte riluttanza ad affittare le proprie abitazioni disponibili».
«Il costo degli affitti costituisce sempre più un fattore determinante di impoverimento ed esclusione sociale. Il mancato ampliamento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e il recupero di quello sfitto da riassegnare, indispensabile per ammortizzare la crescente domanda di abitazioni per i ceti più poveri, ha peggiorato ancora di più la situazione. L’attuale contesto è aggravato dai numerosi sfratti programmati o in esecuzione, di cui molti per morosità incolpevole, che interessano i soggetti più fragili della popolazione. L’incremento del lavoro povero e precario, il forte aumento dei prezzi e tariffe, l’inflazione ancora molto alta, stanno riducendo il reddito ed erodendo il potere d’acquisto di tanti nuclei familiari che non sono più in grado di sostenere le spese relative a canoni di affitto, bollette, spese condominiali, tanto meno di poter accedere al mercato privato della casa».

La proposta
«È improrogabile programmare misure e interventi strutturali idonei a soddisfare la crescente domanda inevasa di edilizia residenziale pubblica e sociale e di alloggi disponibili sul mercato privato a costi sostenibili. L’incremento e la riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico e privato, attraverso il recupero e la ristrutturazione di quello esistente e gli interventi di efficientamento energetico e rigenerazione urbana, rappresentano inoltre un’opportunità di rilancio delle attività produttive, in una prospettiva di sviluppo sostenibile del territorio sul piano ambientale e sociale».
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«Il rafforzamento complessivo delle politiche abitative è strategico per uno sviluppo sostenibile e per l’inclusione sociale, che richiede interventi immediati e programmati, investimenti e risorse adeguate alle crescenti esigenze abitative e all’evoluzione demografica, ambientale e sociale in atto. È necessaria un’indagine per il monitoraggio, rivolto a tutti i Comuni della provincia, tesa a rilevare modelli gestionali ed evidenze quantitative riferite a quattro fondamentali aree delle politiche comunali relative alla casa: l’edilizia residenziale pubblica, l’emergenza abitativa, l’edilizia residenziale sociale e gli interventi rivolti alle persone senza dimora».
«È utile offrire un quadro chiaro delle politiche e degli interventi anche attraverso il confronto con quanto fatto in altri territori. Per il futuro di tutta la provincia di Verona sono necessarie politiche mirate per attrarre lavoratori nel lungo termine», conclude il sindacato.
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