Si presenta il nuovo direttore della Caritas Diocesana Veronese
Nominato a metà aprile vicario episcopale per la carità e la salute e direttore di Caritas Diocesana Veronese, dopo 12 anni come Economo Diocesano, monsignor Gino Zampieri si presenta, raccontando il suo approccio con Caritas in un periodo di piena emergenza Covid e tracciando le linee di lavoro per il futuro.
Le parole di monsignor Zampieri
Sono passati i primi due mesi al timone di Caritas veronese. Due mesi non sono niente in confronto alla testimonianza di Carità di una Chiesa che naviga ormai da 17 secoli ed appartiene ad una Storia che conta quasi due millenni. Eppure, pur essendo stati solo due mesi, sono stati un periodo assai intenso: ricco di impegno, di concretezza e di umanità.
Io e il nuovo vicedirettore Marco Bonato siamo entrati in giorni senza dubbio tempestosi e salire su una barca in tempesta è decisamente stravolgente. Il nostro inizio chiedeva di affiancarsi a chi già c’era per lasciar dispiegare l’azione di solidarietà, di dedizione e di generosità che era già stata ben avviata da Mons. Giuliano Ceschi, mio predecessore, e da tutti coloro che hanno collaborato con lui. Il nostro intento è stato fin da subito quello di metterci in ascolto con umiltà e di dare continuità alle azioni di animazione sul territorio e supporto verso i “dimenticati” della grave marginalità.
L’apparente “sfortuna”, con annessa ragionevole preoccupazione, di subentrare in un momento così difficile, si è così pian piano trasformata nella gratitudine verso il Signore per essere capitati in un periodo così “particolare”. Un “tempo” collocato tra un “blocco” e una “ripartenza”, che ci ha visto fin da subito obbligati a essere presenti e attivi, consigliati e accompagnati da tutti coloro che responsabilmente conducevano i vari servizi di Caritas veronese. In questi mesi abbiamo potuto vedere e toccare una Chiesa all’opera, con Carità cristiana, nel rispondere con efficacia all’emergere di paure, di solitudini e di fragilità attraverso la voce, il volto e le braccia di tante persone affidabili, tenaci, decise e serie nell’impegno… eppure accoglienti e sorridenti.
Penso proprio che il nostro Vescovo possa essere fiero di come la sua Caritas si sia fatta trovare pronta in questa emergenza.
E penso che possano esserlo anche molti sacerdoti e molte persone che fanno parte di numerose comunità parrocchiali e realtà istituzionali pubbliche civili, sanitarie e sociali, che hanno sostenuto e compartecipato a tale sforzo. Uno sforzo che, per Caritas Italiana e quindi anche per noi, sulla scia dell’invito di Papa Francesco, aveva un fine semplice e chiaro: fare tutto il possibile per non lasciare indietro nessuno.
Ora che la curva dei contagi è in discesa e che il motore della società sta ricominciando a funzionare, è importante non abbassare la guardia e avere lo sguardo ben rivolto al futuro. Il “corso accelerato di Solidarietà” che tutti siamo stati obbligati a frequentare in questi ultimi mesi ci sollecita adesso ad organizzarci per non essere nuovamente sorpresi dall’emergenza, soprattutto se questa si può prevedere, e quindi, non dovrebbe diventare tale! Lo “scossone” subito, peraltro, ci ha rivelato anche alcune fragilità sulle quali ci stiamo già interrogando e confrontando, da cris(ani, per vedere quali strade imboccare per riprendere, migliorare e continuare assieme il cammino.
Come Caritas diocesana abbiamo ritenuto necessario proseguire nella promozione di uno “spirito di carità” nelle Comunità Parrocchiali e nelle Unità Pastorali, individuando due direttrici principali sulle quali focalizzare l’azione: le famiglie e la grave marginalità. L’attuale crisi, infatti, ha reso sempre più evidente l’importanza della famiglia, il suo ruolo fondante non solo del nostro essere comunità cristiana, ma anche del nostro vivere civile. E dalle difficoltà delle famiglie crescono quelle forme di disagio che possono sfociare nella marginalità
delle persone.
Cosa ci attende adesso? Quali saranno i “nuovi” scenari? Come possiamo organizzarci e coordinarci affinché le risorse disponibili – e quelle che la Provvidenza vorrà inviarci – possano essere utilizzate e valorizzate con intelligenza ed efficacia?
Questo nuovo “tempo” che ci sta davanti ci chiede di individuare e sviluppare,il prima possibile, le risposte più adeguate ed opportune a queste domande. E siamo fortemente convinti che le migliori risposte potremo trovarle solo se sapremo costruirle assieme con tutti coloro che, a vario titolo e responsabilità, civile o sociale, per professione o per volontariato, sono e vogliono impegnarsi nel complesso e ricco mondo del servizio della solidarietà verso tutti.
A noi, in particolare, come Caritas, interesserà sempre che non resti indietro nessuno.
Mons. Gino Zampieri
In Evidenza
A Cologna Veneta un incontro pubblico sul biometano e la transizione ecologica

Giornata ecologica regionale 2026, focus sulle api: stanziati 100mila euro

Il Veneto terzo in Italia per riciclo RAEE: 22.800 tonnellate gestite da Erion WEEE nel 2025

Aria inquinata, Veneto e Verona ancora insufficienti

“Materia Viva” al Teatro Santa Teresa: una serata dedicata al riciclo dei RAEE

Si accende la CER di Povegliano Veronese: via libera dal GSE

“Rifiuti preziosi” in tasca e in casa: Amia lancia la campagna di raccolta RAEE

Cicloturismo: in Italia si comprano meno bici ma si pedala di più

Gli abeti di Natale buttati? Ora avranno una nuova vita






