Si cerca la verità sul batterio killer a Borgo Trento

Il primo caso noto risale al 2018. Il citrobacter poi ha continuato a uccidere i neonati veronesi, almeno una decina, fino alla chiusura del reparto dell’ospedale di Borgo Trento. Ora l’interrogazione del parlamentari Pd e la commissione regionale si somma a quella dell’Azienda ospedaliera.

citrobacter coronavirus borgo trento veneto verona

Il primo caso noto risale a novembre 2018. Poi altri si sono sommati nei mesi successivi, con una «forte concentrazione nella primavera 2020», come ha sottolineato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, infine è arrivata la chiusura della terapia intensiva neonatale e pediatrica dell’ospedale di Borgo Trento per mettere uno stop alle infezioni da Citrobacter.

Su più fronti le istituzioni e la politica si stanno ora muovendo per fare chiarezza. Oltre alla commissione dell’Azienda ospedaliera, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha annunciato oggi l’istituzione di una commissione ispettiva regionale. I deputati del Partito Democratico hanno inoltre portato il caso a Roma, con un’interrogazione al Ministro della Salute.

La commissione regionale

«Ho chiesto che si istituisca una commissione ispettiva per la vicenda citrobacter a Verona» ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia, durante la conferenza stampa di oggi a Marghera. «C’è già una commissione attivata dall’Azienda ospedaliera, ma – senza nulla togliere loro – credo ci debba essere anche una commissione regionale. Sono ottimi professionisti sia quelli della commissione di Verona, sia quelli della commissione regionale. Penso sia necessario procedere in questo modo per capire fino in fondo la storia del citrobacter di Verona».

«Dall’unica “micro-relazione” che ho letto – ha aggiunto Zaia –, si parla di un primo caso nel novembre 2018, per poi un susseguirsi di casi con una forte concentrazione nella primavera 2020. Bisognerà capire l’evoluzione di questo batterio, che è molto raro nelle infezioni ospedaliere, ma purtroppo c’è».

L’interrogazione in Parlamento

I deputati del Pd Alessia Rotta, Diego Zardini e Elena Carnevali hanno presentato un question time in commissione Affari Sociali. «Da quasi due anni, nel punto nascite dell’Ospedale della Donna e del Bambino di Verona Borgo Trento, è in corso un’infezione batterica gravissima (Citrobacter) che ha portato al decesso di alcuni neonati e allo sviluppo di patologie con esiti invalidanti e permanenti di entità molto seria in altri».

Così in una nota i parlamentari del Pd Alessia Rotta, Elena Carnevali e Diego Zardini che hanno ritenuto necessario «interrogare il Ministro della Salute per conoscere l’esatta entità del problema e per sapere quali iniziative intenda adottare per ripristinare la sicurezza dei reparti coinvolti e la tutela della salute pubblica».

«Dalla relazione dettagliata richiesta dal Ministero alla Regione, e illustrata oggi nel corso del question time in commissione Affari sociali della Camera, – si legge nella nota dei parlamentari dem – emerge in modo drammatico la gravità della situazione e il ritardo che ha contraddistinto l’azione dei vertici della sanità veneta. Un doloroso “bollettino di guerra” che ha visto coinvolti troppi neonati e le loro famiglie».

Per i parlamentari del Pd «esiste, purtroppo, un tema di responsabilità politica che dovrà essere approfondito nei prossimi mesi. Ora, però, è necessario che tutti si impegnino per trovare soluzioni immediate che garantiscano una rapida soluzione del problema. Si tratta di fatti drammatici che hanno già causato enorme sofferenza».

In particolare, la vicepresidente del gruppo alla Camera, Alessia Rotta, nel suo intervento in commissione ha chiesto al Ministero «se non ritenga necessario inviare degli ispettori che, in raccordo con i vertici della sanità regionale, facciano piena luce su questa oscura vicenda e mettano in campo soluzioni per evitare che in futuro il problema si ripresenti».

Dal canto suo, la sottosegretaria Zampa ha «rassicurato che il governo attiverà tutte le iniziative necessarie per acclarare i fatti e fornire il necessario supporto».

La capogruppo del Pd in commissione Affari Sociali Elena Carnevali assieme ai deputati veronesi Rotta e Zardini, auspicano che «nei prossimi mesi si riesca a fare chiarezza, ripristinando l’attività del punto nascite, il più grande del Veneto, e garantendo la sicurezza delle partorienti e dei neonati. Nessuno dovrà soffrire ancora in questo modo», hanno dichiarato a margine del question time di oggi.

La Paglia: «Zaia dovrebbe dare spiegazioni, non chiederle»

«La commissione ispettiva sul citrobacter alla maternità dei Borgo Trento annunciata oggi dal presidente Zaia rappresenta un atto dovuto di fronte ad un vicenda gravissima» afferma Elisa La Paglia, consigliera comunale di Verona del Partito Democratico e candidata alle elezioni regionali 2020.

«Chissà che l’inchiesta non aiuti a capire il motivo per cui la chiusura del reparto, che tutti gli esperti indicano come l’unica soluzione di fronte ad un nemico tanto insidioso, sia stata decisa soltanto pochi giorni fa, all’indomani della pubblicazione degli esiti della perizia disposta dal tribunale di Genova e non prima. Si poteva intervenire con maggiore tempestività? Ma la prima domanda a cui le madri veronesi pretendono risposta è chi ha deciso di non informarle del rischio in corso».

«Su una cosa non sono d’accordo: come al solito Zaia parla col buon senso dell’uomo della strada, ma in realtà è al vertice della Regione Veneto dal 2005, 15 anni, prima come vicepresidente e poi come presidente» dice La Paglia.

«Le scelte strategiche sugli ospedali e sulle maternità sono passate tutte dal suo tavolo, compresa quella di costituire un Ospedale della Donna e del Bambino che concentrasse 3.600 all’anno chiudendo molte strutture territoriali pubbliche molto apprezzate. Altre Regioni, come Piemonte e da qualche anno anche Emilia Romagna, sono anche più attente all’accompagnamento delle donne gestanti con percorsi specifici pre e post-parto, mentre da noi centinaia di donne sono state “traslocate” da un giorno all’altro in altre strutture minando il rapporto con l’ente. Per tutte queste ragioni credo che Zaia sia chiamato a rispondere alle domande, non a farle».