Segregata in un cassone delle mele, il compagno: “Una punizione”

Sequestro di persona e tortura sono i reati dei quali dovranno rispondere il compagno della donna, un 53enne italiano e il suo complice, un cittadino polacco di 32 anni. Lacci ai piedi e alle mani, il caldo asfissiante delle giornate di agosto, il freddo delle notti dopo il calo di temperature dello scorso fine settimana.…

Sequestro di persona e tortura sono i reati dei quali dovranno rispondere il compagno della donna, un 53enne italiano e il suo complice, un cittadino polacco di 32 anni.

Lacci ai piedi e alle mani, il caldo asfissiante delle giornate di agosto, il freddo delle notti dopo il calo di temperature dello scorso fine settimana. Una mela e una piccola bottiglia d’acqua come unico pasto giornaliero, quando andava bene, alcuni giorni addirittura niente. L’agonia impossibile di una donna polacca di 44 anni è durata 14 giorni. Fortunatamente, martedì 28 agosto, alcuni giardinieri che stavano lavorando alla manutenzione dell’autostrada A4 hanno sentito le urla della sua disperazione provenire dai filari di meli oltre il reticolato.

Così, polizia e carabinieri hanno cercato dare un volto a quella sofferenza. I primi ad arrivare sono stati gli agenti della polizia stradale della sottosezione di Verona Sud, seguiti dai carabinieri della compagnia di Villafranca. L’hanno trovata in condizioni disumane, rinchiusa in un cassone di plastica verde per le mele, nei campi di Sommacampagna adiacenti alla strada. Un cubo largo e profondo non più di un metro, sopra erano stati messi altri due cassoni e un telo per coprire da sguardi indiscreti lo scempio di uno stillicidio che andava avanti dal 14 agosto. Il compagno della donna, un 53enne italiano, originario del Trentino Alto Adige ma residente nel Veronese, è stato arrestato in flagranza. Gli sono contestati i reati di sequestro di persona e tortura. Fermato anche un 32enne di origine polacca che lavorava con lui e che, stando alla testimonianza della donna, sarebbe stato in tutto e per tutto “il galoppino” del suo aguzzino.

Una relazione lunga dieci anni quella tra la signora e l’uomo (N.T.), un contadino con precedenti di violenza sessuale nei confronti di una minorenne. All’origine della decisione di carcerare la compagna, secondo le ricostruzioni degli inquirenti che hanno ascoltato il racconto della vittima, ci sarebbe stata una lite violenta. Da quanto riferiscono fonti dei carabinieri, l’uomo avrebbe ammesso tutto e avrebbe aggiunto che si trattava di una punizione.

A denunciare la scomparsa, era stata la sorella con i nipoti, giunti direttamente dalla Polonia per cercare la madre che non riuscivano a contattare da due settimane. L’uomo nei giorni scorsi avrebbe fatto finta di non sapere nulla, mentendo alle domande dei carabinieri. La donna ora è ricoverata in ospedale e si è attivato per il lei un percorso di protezione.

 

Guarda il servizio:

Le notizie del giorno, ogni sera, gratis, come vuoi. Clicca qui 👇

Condividi ora!