Segnali di ripresa dall’artigianato veneto

VERONA – Piccoli segnali di ripresa giungono dalle imprese artigiane venete. Sia a Verona che in Veneto, secondo i dati forniti dalla Unioncamere , sono stati registrati nel 1° trimestre del 2014 dei timidi segnali di ripresa economica del settore che, nonostante il segno meno si ancora davanti alle percentuali, lancia un primo confortante segnale che fuoriesce dal buio della crisi.

I dati estrapolati dalla nati-mortalità delle imprese artigiane, vede il territorio scaligero e quello veneto perdere un ulteriore pezzo del loro straordinario patrimonio di imprese artigiane ma con un sensibile rallentamento rispetto ai dati degli ultimi mesi.

Sono oramai poco più di 134mila le imprese iscritte nelle sette camere di commercio della regione, risultato raggiunto dopo un ulteriore saldo negativo nel 1° trimestre dello 0,92% che vale 1.256 aziende in meno.

“Un primo semestre ancora drammatico in tutta Italia che vede però le tre regioni del Nord Est soffrire un po’ meno”, – commenta Giuseppe Sbalchiero, Presidente regionale di Confartigianato – “Dopo diversi trimestri in cui la nostra area registrava i saldi peggiori della media, questa volta Veneto (-0,92%), Friuli (-0,89%) e soprattutto Trentino (-0,40) rimangono tutte ben al di sotto del calo nazionale (-1,18%). Un piccolo, piccolissimo segnale positivo che non smorza però il dato generale di fortissima criticità”.

La situazione a Verona, dopo i primi 3 mesi del 2014, viene rappresentata da un saldo negativo di 528 imprese a livello globale, frutto della differenza tra le 1.876 iscrizioni e le 2.404 cessazioni. Il dato significativo è che di queste, quasi la metà sono imprese artigiane, che con 597 iscrizioni e 851 cessazioni, registrano un saldo negativo di 254 aziende, con un tasso di crescita del -0.94%.

“Le oltre 254 cessazioni in soli tre mesi, quantificabili in quasi 3 serrande abbassate al giorno – aggiunge Andrea Bissoli, Presidente di Confartigianato Verona – sono il segnale tangibile che il protrarsi della recessione economica sta riducendo allo stremo le nostre imprese, che convivono con il peso insostenibile dell’eccessiva pressione fiscale, del crollo dei consumi e del difficile reperimento dei crediti vantati nei confronti dei loro committenti e dalla PA. Una montagna già difficile da scalare senza il bisogno di vedersi caricati sulle spalle ulteriori fardelli come tariffe energetiche lunari e penalizzanti per i più piccoli, Sistri, Tasi, Imu, burocrazia ed inefficienze varie”.

“Se la priorità del Governo è davvero l’occupazione – conclude Bissoli – metta mano alle riforme che incidono sulla sopravvivenza dell’artigianato. Non si salveranno solo i posti di lavoro degli imprenditori ma anche quelli di migliaia dei loro dipendenti. Nel caso di questi ultimi, ad esempio, auspichiamo che in queste ore si riprenda lo spirito iniziale del decreto sul Lavoro, incentrato sulla stimolazione delle assunzioni. Il testo in discussione rischia infatti di far fare un passo indietro ed impedire di conseguenza i risultati sperati”.

La Redazione