Scuola, Zaia: «Si riapre, ma è difficile gestire il testing»

È stata annunciata oggi, in conferenza stampa, la riapertura delle scuole, come previsto dal Governo. Il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha parlato però di una situazione caotica, soprattutto per quanto riguarda la fase di testing e di screening, che sta mandando in tilt il sistema.

Si torna a parlare del nodo scuola anche durante la conferenza stampa quotidiana del Governatore del Veneto Luca Zaia, che ha annunciato alcuni aggiornamenti sulla situazione Covid nella Regione, a partire dal tema vaccini:

«Sulle vaccinazioni ai cittadini è garantito all’età pediatrica 5-11 con l’Open Day. Capisco che c’è qualcuno che ce l’ha con le vaccinazioni, ma noi abbiamo l’obbligo di dare il servizio a chi lo richiede. Alla luce dell’ultimo decreto, annunciamo che gli over 50 non vaccinati, che in Veneto sono 150mila circa, avranno la possibilità di prenotarsi in tutte le aziende ospedaliere oppure di approfittare dell’accesso libero da oggi».

Scuole

«Non ci sono novità, ma è il caos dettato da un decreto che impone delle fasi di testing insostenibili. Non parliamo della fase del contact-tracing: una giornata che ha 18.200 contagiati è impossibile da sostenere. Sono sempre più convinto che bisogna modificare la definizione di “caso” e cominciare ad avere un altro atteggiamento verso gli asintomatici positivi. La scuola ha un altro problema: ha migliaia di classi in quarantena e c’è la mancanza di docenti, tra quelli in quarantena, in malattia e non vaccinati. Abbiamo grosse difficoltà. Il governo ha deciso di riaprire lunedì, ma molte scuole saranno chiuse. Io non ho avuto risposte dal Comitato Tecnico Scientifico. Ora dovrebbero scendere in campo le farmacie, ma anche loro non possono lavorare gratis e per la Regione significa una spesa paurosa».

Obbligo vaccinale

«Abbiamo mutuato il modello tedesco. Il paziente tipo è un over50 e la scelta è stata quella di mettere in sicurezza questa fascia d’età. È un obbligo che però non risolve il problema sanitario».

L’intervento della Prof.ssa Tacconelli

«La premessa è che c’è tanta confusione perchè stiamo usando gli stessi criteri e gli stessi termini di visuale del problema che usavamo due anni fa per una situazione che, dal punto di vista clinico ed epidemiologico, è completamente diversa. – ha detto la direttrice dell’Unità di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona – Io posso parlare per il trattamento del Covid per ridurre la mortalità e l’accesso all’interno dell’ospedale. Io ora vedo una malattia causata da Omicron ed è diversa. Il virus ha una forma, nel paziente vaccinato, simil-influenzale e può essere trattato presso il domicilio. Continuo però a vedere pazienti non vaccinati che prendono la variante Delta, che è ancora ampiamente diffusa, e rivivono quello che succedeva nove mesi fa: arrivano in ospedale in gravi condizioni e dopo tre giorni finiscono in rianimazione. La differenza rispetto a un anno fa è che abbiamo cinque terapie per trattare il paziente ambulatoriale. Questi pazienti hanno oggi la possibilità di avere una terapia con il monoclonale, il Remdesivir e il monulprialvil, che dimezza il rischio di ricovero e mortalità, ma non può essere usata per donne incinte e bambini».

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