Scuola e trasporti, Traguardi contro l’orario ridotto dei bus

Continua il dibattito sull'affollamento dei mezzi pubblici. Secondo il movimento civico veronese Traguardi «a livello cittadino non c’è stata alcuna politica per garantire un servizio efficiente e sicuro».

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Continua il dibattito sull’affollamento dei mezzi pubblici. Secondo il movimento civico veronese Traguardi «a livello cittadino non c’è stata alcuna politica per garantire un servizio efficiente e sicuro».

Il Presidente di Regione Veneto Luca Zaia qualche giorno fa ha fatto presente di aver proposto la didattica a distanza per ridurre la pressione sui mezzi di trasporto pubblico. In Veneto, ha ricordato, ci sono 707.000 giovani che ogni giorno vanno a scuola con i mezzi pubblici.

Caterina Bortolaso, Traguardi
Caterina Bortolaso, Traguardi

«L’affollamento dei mezzi di trasporto pubblici è un problema reale, ma forse il presidente Zaia non è al corrente che qualche sindaco della sua regione non ha fatto i compiti per casa» commenta Caterina Bortolaso, consigliere di 2^ Circoscrizione e vicepresidente di Traguardi.

«Infatti a Verona, contro ogni buonsenso, gli autobus circolano ancora a orario ridotto: tutti i bus che in era pre-covid avevano una frequenza di 15 minuti ora sono passati a 20, i 20 a mezz’ora e la mezz’ora è diventata 40 minuti».

«L’amministrazione ed Atv dovrebbero spiegare alla cittadinanza il senso di questa scelta: perché diminuire le corse in un momento in cui, per evitare affollamenti, dovrebbero essere aumentate?» continua Beatrice Verzè, consigliera di quinta circoscrizione, «avevamo già sollevato la questione nell’odg sulla mobilità presentato in diverse circoscrizioni insieme a Verona in Comune e PD (e approvato). Tuttavia al tempo la rarefazione del servizio dei bus pareva in linea con la, pur criticabile, prassi di Atv di limitare la circolazione ai soli bus festivi nel periodo estivo».

Conclude Bortolaso: «oggi il mantenimento dell’orario ridotto non solo non ha nessun senso in un’ottica di contenimento dell’epidemia, ma rivela ancora una volta che il mezzo di trasporto pubblico è considerato unicamente uno strumento per studenti e non una valida alternativa al mezzo proprio per i lavoratori. Una politica che non fa altro che scoraggiare l’utenza: i cittadini si trovano ancora costretti a scegliere il mezzo proprio non solo per praticità, ma anche per la propria sicurezza».