Scoperto a Verona il primo caso di vaiolo delle scimmie in Veneto
Diagnosticato in Veneto il primo caso di “vaiolo delle scimmie”, alla Clinica delle Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. I test sono stati confermati dal laboratorio dell’Ircss Ospedale Sacro Cuore di Negrar.
Il paziente è attualmente stazionario, si trova al proprio domicilio in Lombardia ed è valutato periodicamente, tramite telemedicina, dai medici infettivologi dell’Azienda Ospedaliera di Verona.
«Siamo soddisfatti della rapida diagnosi che dimostra come il sistema di allerta clinico infettivologico dell’Azienda funzioni perfettamente. Ritengo che questo caso non debba destare preoccupazione perché il sistema ospedaliero è in grado, anche grazie alla terribile esperienza della pandemia Covid, di rispondere rapidamente a questa tipologia di infezioni» afferma il Direttore Generale dell’Azienda Callisto Marco Bravi. «Sono state inoltre inviate, come di consueto, le dovute segnalazioni alle autorità competenti regionali e nazionali».
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Aggiunge Evelina Tacconelli, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive: «È importante inoltre sottolineare come per il vaiolo delle scimmie siano già a disposizione un vaccino e una terapia per via orale. A marzo Aifa ha infatti approvato il tecorivimat, farmaco antivirale in compresse, con questa specifica indicazione. Non sono ancora disponibili linee guida specifiche, ma è verosimile che il trattamento venga inizialmente riservato a soggetti immunocompromessi o con patologie concomitanti gravi a rischio di una evoluzione del vaiolo grave».
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Che cos’è il vaiolo delle scimmie? La risposta dell’Istituto Superiore di Sanità
L’Iss, sul proprio sito, spiega: «Si tratta di un’infezione zoonotica (trasmessa dagli animali all’uomo) causata da un virus della stessa famiglia del vaiolo (monkeypox virus), ma che si differenzia da questo per la minore trasmissibilità e gravità della malattia che provoca. Il nome deriva dalla prima identificazione del virus, scoperto nelle scimmie in un laboratorio danese nel 1958. È diffuso in particolare tra primati e piccoli roditori, prevalentemente in Africa».
«Nelle aree endemiche è trasmesso all’uomo attraverso un morso o il contatto diretto con il sangue, la carne, i fluidi corporei o le lesioni cutanee di un animale infetto. Il virus è stato identificato per la prima volta come patogeno umano nel 1970 nella Repubblica Democratica del Congo. Dalla sua scoperta, casi umani sono stati riportati in diversi paesi africani. Attualmente la malattia è endemica in Benin, Camerun, Repubblica Centro Africana, Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Gana (solo casi in animali), Costa d’Avorio, Liberia, Nigeria, Repubblica del Congo, Sierra Leone, e Sud Sudan».
«Il virus non si trasmette facilmente da persona a persona. La trasmissione umana è legata principalmente al contatto stretto con i fluidi corporei o con le lesioni cutanee di una persona infetta. Ci si può infettare anche attraverso droplets mediante contatto prolungato faccia a faccia o con oggetti contaminati (lenzuola, vestiti…). I dati ad oggi disponibili e la natura dello lesioni suggeriscono che il virus possa essere trasmesso attraverso rapporti intimi».
Maggiori informazioni sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità.
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