Sciopero Fondazione Arena, i sindacati: «Inevitabile»

Le organizzazioni sindacali di Fondazione Arena dichiarano inevitabile lo sciopero generale di oggi, 15 luglio, indetto per rivendicare la situazione dei lavoratori dell'anfiteatro. Rischia di saltare quindi Aida di questa sera.

protesta lavoratori fondazione arena
La protesta dei lavoratori di Fondazione Arena, 15 luglio 2021

Confermato lo sciopero generale dei lavoratori della Fondazione Arena, indetto per oggi 15 luglio da Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, Fials-Cisal e rappresentanza sindacale unitaria aziendale per rivendicare la situazione dei lavoratori, nonché maggiore trasparenza sulla sostenibilità economica della stagione estiva nell’anfiteatro. Rischia di saltare quindi la rappresentazione di Aida di questa sera.

Il messaggio dei sindacati di Fondazione Arena

«Nessun elemento di discontinuità e garanzia è stato concretamente offerto alle organizzazioni sindacali per consentire loro di affrontare nel merito e con serietà e concretezza le numerose questioni, complesse e strategiche, che giacciono sul tappeto irrisolte da mesi e che hanno alimentato un generalizzato malcontento tra i lavoratori di ogni settore, stabili e a termine» recita il comunicato congiunto dei sindacati.

«Le dichiarazioni apparse sulla stampa di oggi (ieri, ndr) non colgono decisamente nel segno e chiamano una replica almeno su alcuni punti» affermano i sindacati. «Sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali ricordiamo che i lavoratori di FAV (Fondazione Arena di Verona) hanno sperimentato nel 2020 per ben quattro mesi ininterrotti di FIS (Fondo d’Integrazione Salariale) senza nessun ulteriore ristoro quando invece si poteva lavorare offrendo spettacoli in streaming come poi invece e stato fatto nel 2021, sulla qualità artistica lasciamo parlare la stampa specializzata, mentre, sulla scelta di organizzare un Festival ai tempi della pandemia con 42 serate, quindi con costi certi e ricavi incerti, ci limitiamo a dire che non abbiamo contezza della ragionevolezza delle scelte gestorie, che sono state assunte e che non possono essere di certo improntate al motto “il cuore al di là dell’ostacolo”».

«Quanto al rispetto dei protocolli di sicurezza per il rischio di contagio Covid dei lavoratori, è stato necessario rivolgersi allo Spisal, sulla gestione del personale assistiamo al tentativo di stabilizzare unità senza confronto con le organizzazioni sindacali, in elusione di meccanismi contrattuali e normativi e, in controtendenza con il piano di risanamento governativo alle quali le organizzazioni sindacali hanno responsabilmente contribuito per evitare che Fondazione Arena fosse liquidata, subendo anche la dolorosa liquidazione del corpo di ballo, il cui ripristino è tutt’oggi tra i nostri obiettivi primari. Sul personale a termine FAV non ha voluto imbastire nessun confronto di merito per diminuire il contenzioso ed anzi lo sta alimentando con scelte unilaterali che sono andate nella direzione della violazione della prelazione legale degli stagionali, andando con ciò nella direzione del depauperamento delle economie di apprendimento costruite nel tempo, grazie al rispetto delle graduatorie cui si accede dopo tre selezioni internazionali». 

«Questo sciopero, pertanto, si poteva evitare imbastendo, nei mesi, concrete e costruttive relazioni sindacali e offrendo, anche solo all’ultimo minuto un segno di reale discontinuità» concludono i sindacati. «Nel riproporre le stesse formule, che ad oggi non hanno prodotto alcun risultato, non c’è da parte di FAV lungimiranza. Per il bene del futuro di Fondazione Arena e dei suoi lavoratori è ora di cambiare per ripartire. Ribadiamo, quindi, che le scriventi organizzazioni sindacali hanno sempre ricercato il confronto con la controparte, ma non è di certo all’ultimo minuto, con uno sciopero dichiarato il 2 luglio, che FAV può pensare di ripresentarsi con lo stesso schema di gioco che si è dimostrato inefficace anche ai supplementari. Speriamo nei rigori».

Il commento di Vincenzo D’Arienzo, senatore PD

Vincenzo D'Arienzo
Vincenzo D’Arienzo. Foto dal sito vincenzodarienzo.it

«So anche io che lo sciopero provocherà un danno, è ovvio che avrà una ripercussione, ma ci sono altri strumenti a favore dei lavoratori per far valere i loro diritti negati? No» dice il senatore del Partito Democratico Vincenzo D’Arienzo.

«I lavoratori della Fondazione sono sempre stati i soli a pagare gli errori della dirigenza politica, economicamente e socialmente. Proseguire contro i loro interessi, come se nulla fosse accaduto in questi anni, è il modo peggiore per condurre le trattative, uniche in grado di risolvere i problemi esistenti che nessuna roboante dichiarazione potrà mai offuscare. Credo sia necessario garantire le pari opportunità tra le parti, riconoscere gli errori conclamati dai pessimi risultati conseguenti alle scelte prese, smetterla con le cose non veritiere e trovare insieme una soluzione».

Il commento di Traguardi Verona

Tommaso Ferrari traguardi
Tommaso Ferrari, consigliere comunale di Traguardi

«Un anno di stop per prepararsi alla ripresa, un anno che Fondazione Arena poteva utilizzare per sistemare le storture amministrative e di gestione del personale. Ma l’occasione è stata sprecata: i rapporti con i dipendenti sempre più tesi e la mancanza di volontà di distensione hanno fatto sì che si arrivasse impreparati alla stagione lirica 2021, come dimostra lo sciopero delle maestranze dalla messa in scena di stasera dell’Aida. La prospettiva di rilancio di cui parlava il sindaco Sboarina è stata totalmente disattesa».

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Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune

Michele Bertucco
Michele Bertucco

«Se il clima su Fondazione Arena resterà quello che assaporiamo oggi, con la grande maggioranza delle forze imprenditoriali e di quelle politiche di maggioranza unite e concordi nel gettare la croce sui lavoratori, è chiaro che l’ex ente lirico non farà più molta strada a Verona. I lavoratori la croce l’hanno già portata. Mentre una parte del mondo economico ed imprenditoriale fino a pochi anni fa sposava il progetto tosiano di liquidare la Fondazione Arena per mettere su una compagnia di giro, sono stati proprio i lavoratori a portare la croce del risanamento dei conti. Chi pertanto pontifica sulla direzione verso cui si dovrebbe “remare” oggi non sa di che cosa parla e farebbe meglio a tacere».

Confcommercio Verona

«La decisione di andare fino in fondo con lo sciopero è gravissima e inaccettabile»: Confcommercio Verona, attraverso le parole del suo presidente Paolo Arena, commenta così la decisione dei sindacati che comporta la mancata rappresentazione di Aida.

«Già ci immaginiamo le ripercussioni negative in termini di immagine, i titoli dei giornali italiani e stranieri, nei paesi del Centro e Nord Europa che costituiscono un riferimento per il turismo veronese e che avevano ripreso sia pur blandamente, a rappresentare una risorsa e una fonte di ricchezza per il sistema Verona tutto».

«Le imprese, in particolare modo quelle del terziario, dai negozi agli alberghi, dai ristoranti alle agenzie di viaggio, hanno fatto e stanno facendo mille sacrifici investendo di tasca propria per resistere alla crisi causata dalla pandemia, per adeguarsi alle stringenti normative e continuare a garantire il posto di lavoro ai rispettivi collaboratori», prosegue Arena.

«Ora in un momento di grave precarietà per tutti, i promotori di questo sciopero chiedono garanzie sulla sostenibilità economica della stagione estiva e sulla sua compatibilità con una programmazione e un’occupazione piena a 12 mesi, denunciando scelte avventate quando invece essere riusciti a permettere l’ingresso di 6mila persone, grazie all’impegno dell’amministrazione, della Camera di Commercio, il sostengo delle aziende stesse, è stato un miracolo: non si rendono conto o fingono di non rendersi conto, che la loro decisione danneggia loro e tutto l’indotto, precludendo una timida ripresa dopo il periodo più buio dal Dopoguerra».

«Un comportamento irresponsabile che, temiamo, non mancherà di avere ripercussioni sulle vendite dei biglietti e sulla prosecuzione della Stagione Lirica. Un boomerang che rischia di falciare tutti», conclude Paolo Arena.

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