Sboarina: «L’ultimo Dpcm è deludente»

Il sindaco di Verona Federico Sboarina ha definito deludente l'ultimo Dpcm emanato dal Governo.

Il sindaco di Verona Federico Sboarina ha definito deludente l’ultimo Dpcm emanato dal Governo: «Non va incontro a quelle che sono le richieste delle categorie economiche e dei cittadini. Da adesso poco cambia fino al 17 maggio. Ci si aspettava molto di più».

Ospite in conferenza stampa anche l’assessore regionale Elisa De Berti.

«Non avvia la Fase2, ma propone solo una Fase1 bis, priva di soluzioni concrete per la ripartenza del tessuto sociale ed economico del Paese. Stiamo superando l’emergenza sanitaria, ma in questo modo non supereremo quella economica». Lo ha dichiarato oggi il sindaco nel consueto punto stampa streaming dedicato all’emergenza coronavirus, durante il quale ha fatto il punto sull’ultimo decreto.

«Dal 4 maggio andava impostata una progressiva apertura, per dare la possibilità di lavorare a tutti. Oggi la situazione è diversa da cinquanta giorni fa e i cittadini, veronesi compresi, hanno imparato i giusti comportamenti da tenere per garantire la propria salute e quella degli altri. Ora la decisione da prendere non è su chi apre e chi no, ma sulle misure di sicurezza da adottare sui luoghi di lavoro e sui controlli da effettuare per assicurane la totale applicazione».

«Prorogare di un altro mese l’apertura di molte attività, significa decretarne ufficialmente la morte. Siamo già fuori tempo massimo, attendere oltre è una scelta che non possiamo permetterci. È necessario comprendere che ricominciare a lavorare è l’unica via possibile per evitare il definitivo collasso di tutto il sistema economico locale e nazionale, compresi bar e ristoranti».

«Da questo decreto ci si aspettava molto di più e, invece, poco o nulla è stato fatto. Ribadisco che, come richiesto dai sindaci dei comuni capoluogo del Veneto, i ‘codici Ateco’ vanno superati, per garantire il riavvio delle attività in ogni tipologia di aziende che assicuri il pieno rispetto di tutte le misure di sicurezza per i lavoratori. Per limitare il contagio, infatti, ciò che conta è garantire il protocollo sicurezza richiesto nei luoghi di lavoro e non possedere un codice che, nella realtà, invece di consentire la progressiva riapertura l’ha impedita».

«Inoltre, se da una parte con il nuovo decreto dal 4 maggio è possibile la riapertura di parchi e di aree verdi, dall’altra andava predisposta anche la riapertura di asili e attività per ragazzi. Un progressivo ritorno ad una nuova normalità che, invece, non è stato assolutamente considerato, spostando solo sulle famiglie la totale gestione di bambini e ragazzi, anche dopo la ripresa delle attività lavorative. Un problema che di fatto limita le possibilità di ripartenza per molte famiglie, prive di qualsiasi supporto che possa garantire ad entrambi i genitori il rientro a lavoro. Con quest’ultimo decreto nulla di tutto questo è stato considerato, creando un ulteriore grave danno ad un sistema economico e sociale ormai in totale stato di crisi».