Sboarina su Ikea: «E’ ora che si smetta di raccontare palle»

Il Grande Bluff. Sarebbe sicuramente questo il titolo che il sindaco Federico Sboarina, nei panni di un ipotetico regista, darebbe al film ispirato alla vicenda Ikea. Nella pellicola originale, diretta da Patrice Dally nel 1957, un giocatore d’azzardo, che ha perso fino all’ultimo soldo, riesce, con un’abile commedia, a farsi credere milionario. È quello che avrebbe fatto, sempre secondo Sboarina, il suo predecessore, Flavio Tosi, facendo credere di avere in mano tutte le carte in regola per poter realizzare il nuovo megastore del colosso svedese con annesso un grande centro commerciale, due volte Adigeo, pur sapendo di non poterlo fare perché c’è una legge regionale che lo impedisce.

Questa in sintesi l’accusa mossa stamattina da Federico Sboarina, affiancato dagli assessori Segala e Polato, nei confronti dell’ex primo cittadino, ora consigliere, reo – sempre secondo il sindaco, di aver raccontato «un sacco di balle». Anche Sboarina ammette che, non per colpa sua, sulla vicenda si sia perso un sacco di tempo e che, in ogni caso, le norme previste dall’attuale piano urbanistico della Regione Veneto e di Luca Zaia, a cui va il plauso del sindaco, non permetterebbero l’insediamento alla Marangona.

«Far credere che Ikea poteva essere costruita alla Marangona è stato come vendere l’Arena ai cinesi – spiega il sindaco Federico Sboarina -. Un’operazione non solo assurda ma impossibile, come è ampiamente documentato da varie note che non hanno mai smesso di ribadire come il progetto fosse incompatibile con l’area scelta. Rispondiamo punto su punto a chi invece continua a raccontare bugie ai cittadini. Adesso basta, bisogna smascherare l’incapacità con cui è stata amministrata la città prima di noi».

«Dal 2012, anno in cui si cominciò a sbandierare l’arrivo del colosso svedese nell’area ex Biasi, non è stato fatto più nulla per concretizzare l’opera. La precedente amministrazione ha mandato una lettera al presidente Zaia, nell’agosto 2016, in cui si chiedeva di cambiare le norme urbanistiche regionali, a dimostrazione che, anche quattro anni fa, la possibilità di costruire un centro commerciale alla Marangona era pari a zero. Da quella lettera, nient’altro di importante è stato fatto con la Regione per portare a casa le modifiche necessarie. Nel frattempo sono intervenute nuove norme in tema di sviluppo del territorio ancora più restrittive, sul commercio e sul contenimento del suolo. Nonostante ciò nel 2017, appena insediati, abbiamo cercato uno spiraglio, confrontandoci sia con i rappresentanti di Ikea Italia sia con il presidente Zaia. Allora come oggi, la nostra posizione non è cambiata: sì all’Ikea, ma no al grande centro commerciale proprio perché impossibile da realizzare. Ikea si era detta quindi disponibile a rivedere il progetto iniziale che, ricordo, aveva una superficie commerciale grande tre volte quella di Adigeo, ma la Regione a fine maggio 2018 ha ribadito l’impossibilità legata alla destinazione logistica dell’area alla Marangona, inserita nel PAQE».

«E, nonostante gli annunci sulla stampa, nessun atto concreto è stato fatto nemmeno dai consiglieri regionali. Non c’è quindi da meravigliarsi se ieri, dopo anni in cui sono stati presi in giro da false promesse, i vertici di Ikea hanno deciso di rinunciare al progetto, dopo aver capito come stanno realmente le cose. La loro opera non è realizzabile oggi come non lo era cinque anni fa. Quel che è cambiato, rispetto ad allora, è che oggi chi amministra la città lo fa su progetti concreti. In poco più di due anni abbiamo fatto ciò che non è stato fatto negli ultimi dieci. Penso all’Arsenale, al restauro dell’Arena, al Central Park, alla Casa di Giulietta, al nuovo stadio, alla variante alla statale 12, al ribaltamento del casello dell’autostrada A4, tutte opere già avviate o in fase di progettazione, per le quali abbiamo lavorato sodo, puntando ai fatti e non ai falsi proclami. Non ricordo invece un progetto della precedente amministrazione che sia arrivato a buon fine: alcuni erano così assurdi, come il cimitero verticale, che morivano ancora prima di nascere, altri, come il traforo, sono stati decapitati direttamente dalla Magistratura. Capisco che il confronto possa essere fastidioso, ma non accetto più che si getti fumo in faccia ai veronesi. E’ ora che chi, per cinque anni non ha fatto nulla, si prenda finalmente le proprie responsabilità».

In sala Arazzi insieme al sindaco, gli assessori alla Pianificazione urbanistica Ilaria Segala e alle Aziende partecipate Daniele Polato.

«A nulla è servita la proposta che l’Amministrazione ha fatto ad Ikea per trovare un’altra area di interesse dove realizzare l’insediamento. Questo sì che sarebbe stato un percorso realizzabile e in breve tempo – ha detto l’assessore Segala -. Ricordo infatti che l’ultima variante al PAQE approvata dalla Regione risale al 2009, alla faccia di chi affermava che bastano 5 minuti per modificare il PAQE. Che, ricordo, è uno strumento di pianificazione a livello regionale, una rettifica vorrebbe dire stravolgere l’impianto normativo sui cui si basa tutta la regione. Il progetto di Ikea prevedeva un centro commerciale di 120 mila quadrati, tre volte più grande di Adigeo (40 mila metri quadrati), un potenziale attrattore che sarebbe stato devastante per la zona, senza contare che venivano stimati 4,5 milioni di auto in più l’anno».

«Iniziamo dall’Ikea, ma nei giorni prossimi apriremo i fascicoli dei principali temi sui quali i cittadini sono stati presi in giro dalla precedente amministrazione negli ultimi cinque anni – ha aggiunto l’assessore Polato -. L’iter per portare Ikea a Verona parte nel luglio 2012, quando il colosso svedese doveva andare all’area Biasi. Da subito è partita la campagna di bugie, in cui cascarono addirittura le agenzie per il lavoro, con annunci di mille assunzioni da inserire in Ikea. Il cambio di area non ha però mutato le sorti del maxi centro, ma nessuno ha mai avuto l’onestà di dire come stavano esattamente le cose».