Sboarina: «Gli interventi del Dl Rilancio sono insufficienti»

In diretta da Palazzo Barbieri gli ultimi aggiornamenti del sindaco sulla situazione veronese in merito all'emergenza coronavirus.

«Con il decreto rilancio arriveranno 3 miliardi per i comuni e per noi corrisponderà a 5 milioni di euro. Ad oggi il disavanzo del comune di Verona è di 50 milioni. Un articolo del decreto prevede la gratuità del suolo pubblico, quindi facendo i conti devo già tirare via un milione dai cinque che arrivano. È assolutamente insufficiente, per le condizioni in cui si trova la nostra città è insufficiente» così il sindaco di Verona Federico Sboarina durante la conferenza stampa di stamattina.

«Ci devono dire cosa e chi dobbiamo lasciare indietro, partendo dal presupposto che ci sono dei servizi essenziali».

Dura, inoltre, la presa di posizione da parte dell’Anci nazionale sul “Decreto rilancio”, che in una nota esprime numerosi dubbi sui contenuti del documento e perplessità per le richieste rimaste inascoltate.

Anche il sindaco Federico Sboarina è tornato sul tema, che di fatto ha affrontato ininterrottamente negli ultimi 23 giorni, da quando cioè i sette sindaci della città capoluogo del Veneto hanno lanciato l’allerta e inviato al premier Conte l’elenco delle richieste per far ripartire i propri territori. Da allora l’attenzione è sempre rimasta altissima, con continui appelli al Governo, l’ultimo pochi giorni fa con una nuova richiesta di incontro inviata dall’Anci Veneto al premier.

I Comuni chiedono certezza sulle misure di sostegno a favore degli enti locali, che devono fare i conti con la logica degli equilibri di bilancio e con un disavanzo che aumenta ogni giorno che passa. Se non arrivano risorse dal Governo, le amministrazioni locali potrebbero trovarsi nel vicolo cieco di salvaguardare il pareggio di bilancio a scapito dei servizi erogati ai cittadini. In altre parole, meno soldi nelle tasche del Comune vorrebbe dire tagli ai servizi essenziali e un peggioramento della qualità della vita.

Uno scenario che il sindaco prova a spiegare con qualche esempio concreto. «Spegnere le luci dell’illuminazione pubblica, raccogliere l’immondizia un giorno si e uno no, non tagliare l’erba nei parchi giochi, non aprire musei e biblioteche. A questo saremo costretti se non arrivano contributi dallo Stato – spiega il sindaco –. Ci dicano quali sono i servizi che non potremo più assicurare, quali cittadini dovremo penalizzare, perché è chiaro che così non ce la possiamo fare».

«I Comuni sono il primo punto di riferimento dei cittadini, sono i Comuni a fornire i servizi essenziali alla comunità, metterli in ginocchio vuol dire penalizzare interi paesi e città. Con i sindaci del Veneto stiamo pensando a nuovi interventi e prese di posizione – aggiunge Sboarina –.Le risorse previste per i Comuni nel ‘Decreto Rilancio’ non solo sono assolutamente insufficienti, ma gridano addirittura alla beffa. Da una prima analisi, Verona potrebbe avere 5 milioni, che è una somma irrisoria rispetto ai mancati introiti dell’ente stimati in 50 milioni, ma di questi un milione lo dobbiamo già scomputare per la gratuità dei plateatici. E’ una situazione inaccettabile. Anch’io sono d’accordo che i locali già penalizzati dalle chiusure non paghino la somma dovuta per i plateatici, ma il Governo non può pensare di fare il magnanimo, lasciando il cerino in mano ai sindaci».

Riaperture di lunedì 18 maggio

Negozi, ristoranti, bar, parrucchieri, centri estetici e altre attività sono in attesa del decreto che confermi al 18 maggio la data di riapertura.

«A tre giorni dall’ipotetica riapertura, i titolari delle attività non hanno ancora ricevuto nessuna comunicazione ufficiale da parte dei protocolli che il Governo chiederà di applicare – spiega il sindaco -. Una conferma dell’assoluta incertezza in cui ci stiamo muovendo da settimane, anche in questo caso con i sindaci lasciati soli a cercare soluzioni per andare incontro alle richieste delle categorie. L’auspicio è che il 18 maggio finalmente possano riaprire molti negozi e attività. Assicuro già i veronesi che a Verona barbieri e parrucchiere potranno aprire lunedì stesso, come previsto nel regolamento comunale che lascia ai titolari dei negozi la facoltà di scegliere giorni e orari di apertura. La vera speranza – conclude il sindaco – è che arrivino per tempo anche i protocolli sanitari e, soprattutto, che non siano da panico, impossibili cioè da praticare. Va bene tutelare la salute di chi lavora e dei clienti dei negozi, ma serve il buon senso, altrimenti è una presa in giro. Circolano bozze in cui i saloni di parrucchiera devono essere dotati di due servizi igienici, uno per il personale e uno per la clientela. Nella nostra provincia credo che nessun negozio abbia questo requisito, vorrebbe dire che nessuno può aprire. Ecco perché serve il buon senso».