«Sanità pubblica senza ossigeno»: l’allarme di GIMBE e l’appello di CISL FP Verona
Redazione
La riforma delle professioni sanitarie rischia di restare un intervento solo formale se non sarà accompagnata da investimenti concreti sul personale. È quanto emerge dall’audizione della Fondazione GIMBE alla Camera dei Deputati, durante la quale il presidente Nino Cartabellotta ha denunciato una crisi strutturale del capitale umano del Servizio Sanitario Nazionale.
Secondo GIMBE, l’Italia non soffre di una carenza assoluta di medici, ma di gravi squilibri: oltre 92mila professionisti sono fuori dal SSN e mancano soprattutto medici di famiglia e specialisti nelle discipline meno attrattive. Ancora più critica la situazione degli infermieri, con l’Italia nelle ultime posizioni in Europa e un crollo delle iscrizioni ai corsi di laurea. A tutto questo si aggiunge un dato definito “drammatico”: tra il 2012 e il 2024 al personale sanitario sono stati sottratti oltre 33 miliardi di euro, riducendo progressivamente motivazione, attrattività e capacità di tenuta del sistema pubblico.
A rafforzare l’allarme nazionale arriva la presa di posizione di CISL FP Verona, che sottolinea come gli effetti della crisi siano ormai evidenti anche a livello locale. «La relazione della Fondazione GIMBE conferma ciò che anche a Verona osserviamo da tempo: senza investimenti reali sul personale, il SSN rischia di non reggere», afferma il sindacato, insieme al segretario generale Giovanni Zanini.

Secondo CISL FP Verona, le difficoltà nel reperire professionisti – in particolare infermieri e operatori dell’emergenza-urgenza – stanno diventando strutturali nelle principali realtà sanitarie del territorio, dall’ULSS 9 Scaligera all’AOUI Verona, fino alle strutture private accreditate. I reparti faticano a coprire i turni, le graduatorie si esauriscono rapidamente e l’attrattività delle professioni sanitarie continua a diminuire.
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Il giudizio sulla riforma è netto: i princìpi sono condivisibili, ma senza risorse vincolate al personale rischiano di trasformarsi in un “esercizio di stile”. Servono investimenti certi, percorsi di crescita professionale, incentivi per le aree più critiche e tutele chiare per chi opera in prima linea. «Non si può chiedere al personale sanitario di sostenere un sistema che non investe su di loro», sottolinea CISL FP.
Per il sindacato questa fase rappresenta davvero «un’ultima chiamata»: senza un capitale umano motivato, stabile e valorizzato, la sanità pubblica non può garantire qualità, equità e sicurezza. «Investire nelle persone – conclude CISL FP Verona – non è un costo, ma l’unica strada per assicurare ai cittadini un servizio sanitario pubblico forte e capace di guardare al futuro».
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