San Patrignano, Bianchini: «La comunità ha salvato tanti veronesi»

L'assessore di Verona, Stefano Bianchini, è intervenuto stamattina su Radio Adige Tv per raccontarci come la "piaga" dell'eroina è scoppiata anche a Verona negli anni '70 e di come la comunità di San Patrignano abbia accolto migliaia di veronesi dando loro rifugio e aiuto.

Nel 1978 a Coriano, in provincia di Rimini, Vincenzo Muccioli fonda San Patrignano, una comunità di recupero per tossicodipendenti autonoma. Un luogo nato per “curare” quella che negli anni Ottanta è stata una vera e propria “epidemia” di eroina e dove migliaia di veronesi hanno trovato rifugio e aiuto. A raccontare la genesi della comunità romagnola, il 30 dicembre scorso, è stato un documentario distribuito da Netflix dal titolo “Sanpa. Luci e ombre di San Patrignano”, che ha ricominciato, a distanza di più di trent’anni, a far discutere l’opinione pubblica sui metodi utilizzati all’epoca dalla comunità per riabilitare i tossicodipendenti. A raccontarci come sono stati quegli anni, in cui la droga dilagava anche per le strade veronesi, e a darci un’opinione sulla comunità di San Patrignano è stato l’assessore comunale di Verona, Stefano Bianchini.

Assessore, seguiamo un ordine cronologico: siamo alla fine degli anni 70. L’eroina ha preso il sopravvento nelle vite di migliaia di giovani italiani, anche veronesi, che anni sono quelli?

Sono anni difficilissimi, perchè chi vive adesso nell’era dei social non può comprendere che negli anni ’70 una delle poche vie d’uscita che i giovani trovavano era l’eroina e questa droga era un flagello che andava a colpire un sacco di giovani, anche miei amici, che si buttavano su questa cosa. C’erano situazioni con persone in strada e nessuno poteva far niente e l’unico che ha fatto tanto è stato Vincenzo Muccioli, con la sua San Patrignano. Era un periodo difficilissimo che forse i giovani di oggi non capiscono.

La piaga dell’eroina quanto si è fatta sentire a Verona?

Verona era una delle piazze colpite, ma come tutta l’Italia. Verona è sempre stata una città ricca e tranquilla, ma l’eroina ha fatto i suoi danni anche qui. Ci sono altre città in cui effettivamente l’eroina era più venduta e consumata in quanto c’era un maggiore disagio economico e sociale.

Nel 1978 Vincenzo Muccioli fonda la comunità di San Patrignano e nel giro di pochi anni, da qualche centinaio di persone, inizia a ospitarne migliaia. Nel corso degli anni ottanta però Muccioli viene processato, in particolare per i metodi utilizzati, come per esempio l’incatenamento dei soggetti più recidivi. Lei cosa ne pensa di questi metodi anche se, ovviamente, ora non sono più utilizzati?

In quel periodo storico non saprei dire come si poteva uscire da quel tunnel perchè non si sapeva come curare dalla dipendenza di eroina. I metodi che si usavano a San Patrignano erano quindi valutati in base alla persona e a quello che stava accadendo e non è che lì arrivavano conti e contesse: arrivava gente che molto spesso era violenta, che si era rifugiata nella droga e voleva comandare. Tante persone hanno chiesto addirittura di essere incatenate per uscire dalla droga. Oggi ci sono altre mille metodologie, ma in quel momento Muccioli è stata l’ancora di salvezza per migliaia di ragazzi e ragazze italiani e per migliaia di famiglie. Oggi ci sono persone che possono dire grazie a lui di aver avuto figli e una vita sana. Ora a 40 anni di distanza si torna a fare un processo a Muccioli? Lo trovo di poco stile, perchè bisogna averla vissuta, e quando ci sono i processi bisogna sempre sentire la controparte.

Secondo lei perché il documentario di Netflix ha fatto così discutere, al di là di chi si è schierato con la comunità e chi invece ne ha condannato i metodi dei primi anni?

Il documentario è stata una visione un po’ di parte: le prime due puntate rispecchiavano bene quello che è stato e poi è stata solamente vista da una parte, perchè non sono andati a chiedere a chi adesso veramente ha una vita, una famiglia e deve ringraziare Muccioli. Quando si fanno queste cose ci deve essere una pari opportunità nell’esposizione dei fatti. San Patrignano, come tanti altri centri, è stato la salvezza di tantissime persone, magari con metodi crudi e avranno sbagliato, ma ricordiamoci sempre che hanno salvato migliaia di persone.