Salvini: «M5s e Pd troppo vicini». Di Maio: «Non siamo noi a frenare»

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Il vicepremier e capo politico del M5S, Luigi Di Maio, durante il comizio a San Giovanni Rotondo (Foggia), 12 maggio 2019. ANSA/FRANCO CAUTILLO

Mentre Salvini e Di Maio tengono vive le tensioni fra alleati di Governo, Pd e Forza Italia continuano ad attaccare l’accordo Lega-M5s.

«Vengo a sapere che nella maggioranza qualcuno sta bloccando l’approvazione del nostro emendamento al decreto per la sanità in Calabria, emendamento anti-raccomandati che punta a togliere dalle mani dei partiti le nomine dei direttori generali nella sanità pubblica e che è nel contratto di Governo. Se così fosse sarebbe molto grave. Sarebbe un no al merito, alla trasparenza, un no ai cittadini, un no pesante perché arriverebbe dopo lo scandalo che ha coinvolto il Pd in Umbria». Lo dichiara il vicepremier Luigi Di Maio. La norma è contenuta in un emendamento del M5S al decreto legge sulla sanità in Calabria, all’esame della commissione Affari sociali della Camera. Le votazioni dovrebbero iniziare questa sera e concludersi domani.

«Io per 11 mesi ho mantenuto la parola con gli italiani e con i 5 Stelle. Inizio a notare troppi accoppiamenti fra PD e 5 Stelle, troppa sintonia». Lo ha detto a Verona Matteo Salvini. «No alla flat tax, no ad autonomia, no al nuovo decreto sicurezza. E magari riapriamo i porti – ha aggiunto -. Mi spieghi qualcuno se vuole andare d’accordo con il Pd o con gli italiani e la Lega rispettando il patto».

Le ultime dichiarazioni di Nicola Zingaretti al Corriere.it vertono invece sul rapporto Salvini-Di Maio. «Sta nascendo un grande movimento dal basso che è di contestazione a questo governo dell’odio Salvini-Di Maio. Ed è composto soprattutto da giovani. Di Maio prova a fare il furbo: parla di tensioni sociali, se la prende con Salvini e con qualche blitz della polizia, ma si dimentica che il leader della Lega fa il ministro dell’Interno proprio perché è sostenuto dai 5 stelle, che sono maggioranza in Parlamento».

«A Di Maio – incalza Zingaretti – dico basta furbizie e ipocrisie. Per questo noi continuiamo a dire che chi vota Di Maio vota Salvini, garantendo al leader della Lega altri 4 anni al Viminale. Ma se vinciamo noi Salvini va a casa».

Contro l’accordo di Governo anche il commento di Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia. «Un governo chiuso per elezioni non si era mai visto, ma non si erano mai visti nemmeno tanti rinvii, tante liti, tante ripicche. Uno spettacolo desolante, un tiro alla fune che sta costando carissimo al Paese tra provvedimenti varati salvo intese e mai entrati in vigore, decreti attuativi imboscati e altri già decaduti, i pochissimi fondi per gli investimenti contenuti nel decreto crescita sono fermi. Da tutto questo si deduce che l’unica vera necessità e urgenza è quella di archiviare questa fallimentare esperienza di governo». (Ansa)