Sabato di restrizioni in centro, e quel cartello un po’ così

Ha provocato molte reazioni il messaggio luminoso fatto apparire oggi sui pannelli autostradali in prossimità delle uscite di Verona e sulle bacheche di circoscrizione per scongiurare gli assembramenti in città. «Le parole sono leggi» mi diceva la mia professoressa di lettere al liceo, e forse aveva ragione.

Il messaggio apparso oggi in prossimità delle uscite autostradali di Verona.

Di certo il fine era necessario e giusto: evitare di creare inutili assembramenti in città. Pericolosi, preoccupanti e irresponsabili in questo momento in cui la curva dei contagi da Covid-19 – così come il numero di vittimesta salendo senza sosta.

Eppure qualcosa di strano, come una nota stonata in uno spartito perfetto, si è percepito leggendo i tabelloni a scritta variabile disposti in prossimità delle uscite autostradali di Verona e sulle bacheche di Circoscrizione all’interno del territorio comunale: «Comune Verona, passeggio in centro vietato».

La mia professoressa di lettere del liceo, ricordandomi di pensare prima di prendere in mano una penna, continuava a ripetermi, e a ripetere ai miei compagni di classe, che “le parole sono leggi”, sottintendendo che la lingua italiana va usata correttamente e ogni singola parola, ogni singolo sostantivo o aggettivo, hanno un peso specifico di cui bisogna sempre tener conto.

Al liceo, si sa, questi consigli entrano da un orecchio ed escono dall’altro, crescendo, però, ci si accorge che probabilmente la professoressa aveva ragione.

Che il passeggio in centro fosse vietato, non è propriamente corretto. Come hanno sottolineato molti esercenti, titolari di negozi o di bar e ristoranti del centro storico, oggi i residenti, e non, potevano recarsi in città per raggiungere i negozi, appunto, per acquisti, o le attività ristorative per il pranzo. Chiuse le strutture medio grandi.

E potevano farlo non certo per disubbidienza, per sfida nei confronti del sindaco Sboarina e della sua ordinanza, o peggio per leggerezza o incoscienza. Potevano farlo, e magari avrebbero voluto farlo, per sostenere l’economia del centro storico, piegata da settimane dalla pandemia.

Una Verona che, in condizioni normali, in questo periodo dell’anno si caricava sulle spalle l’arrivo di milioni di persone in vista del Natale, e che, in questo 2020, come del resto in quasi tutte le città turistiche del mondo, deve fare i conti con l’abbandono e la solitudine.

Piazza Bra oggi alle 12.45

La domanda è: «Per quei cartelli non si potevano usare meglio le parole?».

A presidiare e a controllare i 17 varchi d’ingresso al centro storico, numerosi agenti della Polizia Locale e forze dell’ordine.

«La città ha avuto molte meno persone di quelle che c’erano sabato scorso, già di per sé poche, e domani ne avremo ancora di meno. Il pubblico di chi è entrato in città oggi era composto da persone che la città la vivono già, per lo più residenti, mancando completamente un approccio di quelli che potevano venire da fuori. – commenta con parole amare Simone Vesentini, portavoce dei ristoranti storici del Centro – Confermo che abbiamo avuto tutti una marea di disdette, confermo che abbiamo ricevuto tante telefonate di clienti che chiamavano perché non sapevano se potevano venire o meno. Confermo che domani avremo un altro grande problema, i negozi saranno completamente chiusi e si sa che il Centro è un ecosistema, dove tu vieni per il negozio e ti fermi a a bere, o vieni per l’aperitivo e ti fermi per acquistare un vestito. Quindi la situazione più critica l’avremo domani».

Simone Vesentini

«Sabato e domenica sono i due giorni in cui mediamente le attività commerciali riuscivano a raggiungere il pareggio in questo momento, in settimana nemmeno a pensarlo. – prosegue Vesentini – Confesso che è umiliante essere trattati come paglia, perché nei quartieri la situazione è diversa? Perché a San Zeno è diversa? Sembra che il Centro storico sia diventato il centro di ogni problema»

«Oggi c’era un po’ di gente, terrorizzata, impaurita. Tra i miei colleghi, chi ha un plateatico esterno ha lavorato un po’ di più. Il mio ristorante ha fatto due coperti, e con questo abbiamo decretato la chiusura fino a marzo. – conclude il portavoce dei ristorati storici del comune di Verona. – E se prima eravamo noi ristoratori ad essere preoccupati, oggi ho visto sguardi diversi anche tra i negozianti, i commercianti e i fruttivendoli, che domani saranno chiusi».

Allo sfogo di Simone Vesentini si aggiunge quello deii consiglieri delle Circoscrizioni 1,4,5 e 6 Antolini, Braga, Frigo, Graziani, Pizzighella e Zanetti che hanno mandato un messaggio a mezzo stampa al sindaco: «Siamo aperti: perché divulgare un messaggio tanto fuorviante, disincentivante?».

Ecco, risalendo alle prime righe di questo articolo, e tornando a quelle parole sui cartelli, non sarebbe stato più opportuno scrivere: «Comune di Verona, passeggio in centro limitato?».