Rieducazione nelle carceri: la Regione stanzia 200 mila euro

Il presidente Zaia sigla accordo con l'Amministrazione Penitenziaria per rafforzare il ruolo degli educatori nelle carceri. E' il primo progetto nazionale che mette a disposizione fondi per assumere nuovi professionisti e favorire l'inclusione sociale.

Zaia rende noto l'accordo regionale con l'Amministrazione Penitenziaria

È stato firmato, ieri, a Palazzo Balbi un accordo di collaborazione tra la Regione del Veneto, rappresentata dal Presidente, e il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria (PRAP) con il direttore Maria Milano Franco d’Aragona. Lo scopo è il rafforzamento, negli istituti penitenziari del Veneto, delle capacità gestionali, tecniche e specialistiche necessarie per promuovere percorsi di inclusione socio-lavorativa a favore dei detenuti. Alla stipula era presente anche l’assessore alla Sanità e alle Politiche sociali, Manuela Lanzarin.

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Con l’Accordo si avvia una sinergia, grazie alla quale, con un investimento di 200 mila euro, la Regione, tramite Veneto Lavoro, assumerà quattro funzionari giuridico pedagogici (figure più note come educatori) che affiancheranno quelli già presenti nelle carceri con un contratto a termine della durata di tre anni. Gli Istituti penitenziari destinatari del supporto saranno individuati dal Provveditorato.

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«Quello che abbiamo siglato è un bel progetto che è unico nel suo genere e che sappiamo essere il primo a livello nazionale – sottolinea il Governatore -. Mettiamo a disposizione risorse per assumere delle figure professionali di educatori che possiamo considerare dei facilitatori a favore dell’inclusione e di quei progetti formativi che sono anche un percorso di dignità all’interno delle carceri. Il ruolo rieducativo rimane fondamentale nel mondo carcerario per completare la pena con il reinserimento di quei cittadini che non hanno rispettato la legge».

Durante la presentazione del protocollo è stato sottolineato come il frutto di questa collaborazione potrà, tra l’altro, concorrere alla diminuzione degli eventi critici, in particolare nel settore della prevenzione del rischio suicidario, e permettere la realizzazione di inserimenti lavorativi con conseguente importante riduzione del fenomeno della recidiva.

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