Ridateci la scuola scrive al Ministro Bianchi: «Giu’ le mani dalla scuola»

Ridateci la scuola scrive al Ministro Bianchi, al Presidente della Regione Veneto e al sindaco Sboarina. «Abbiamo ritenuto necessario inviare oggi una lettera per far presente la necessità di dare priorità alla tutela dei cittadini minori» afferma Rachele Peter, Cofondatrice di Ridateci la scuola.

Ridateci la scuola scrive al Ministro Bianchi, al Presidente della Regione Veneto e al sindaco Sboarina. Un messaggio: Giu’ le mani dalla scuola!

«Alla luce del nuovo dpcm che consente ai Presidenti di Regione di sospendere i servizi educativi per l’infanzia e le attività scolastiche di ogni ordine e grado in ambito regionale o distrettuale nelle quale gli stessi presidenti delle regioni abbiano adottato misure stringenti di isolamento in ragione della circolazione di varianti SARS-CoV-2 connotate da alto rischio di diffusività sia in tutte le aree regionali o provinciali nelle quali l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi sia superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti oppure in caso di motivata ed eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico, abbiamo ritenuto necessario inviare oggi una lettera al ministro dell’istruzione Bianchi, al Presidente della Regione Veneto Zaia e al sindaco di Verona Sboarina, per far presente, ancora una volta, la necessità di dare priorità alla tutela dei cittadini minori dimenticati in questa fase emergenziale e quindi al mantenimento dell’apertura delle scuole» afferma Rachele Peter, Cofondatrice di Ridateci la scuola, gruppo di opinione veronese costituito da genitori, docenti, dirigenti e membri della società civile, attivo da maggio.

«I dati forniti sui contagi nelle scuole di Azienda Zero che descrivono l’incidenza di nuovi positivi tra gli alunni delle varie categorie di scuole (Monitoraggio Scuole e COVID-19 della Regione Veneto) ci pare affermino che al 7 gennaio-4 marzo in Veneto si sono verificati solo circa 2000 casi, circostanza che dimostra che la percentuale di contagiati negli alunni è inferiore a quella riscontrata nella popolazione in generale» prosegue. «Un altro elemento importante è il rapporto tra numero di casi/numero di eventi: da tale dato emerge che nella grande maggioranza dei casi si trova un solo alunno per classe positivo, circostanza che dimostrerebbe che i ragazzi non si infettano a scuola, ma in altri ambiti e che i protocolli sul distanziamento sono efficaci».

«Il grafico poi che descrive l’andamento dei contagi nelle scuole dal 21 settembre al 14 febbraio presenta curve con andamento sostanzialmente analogo per tutte le fasce di età di studenti in età scolare, dimostrando chiaramente l’irrilevanza della chiusura delle superiori e rappresentando il fatto che la fascia che presenta più casi positivi è quella dai 19 ai 24 anni ossia la fascia degli universitari» afferma Giorgia Varnier di Ridateci la scuola.

«Ci pare che la narrazione dei dati fornita in questi giorni, anche dagli organi di stampa, sia tal volta dissonante con i dati stessi ed orientata ad una drammatizzazione della pericolosità delle scuole; non vogliamo che la scuola, peraltro unico presidio reale del tracciamento del virus, diventi capro espiatorio della situazione di diffusione dei contagi attuale. Chiediamo quindi completezza e trasparenza sulla comunicazione degli stessi anche a livello comunale; che la diffusione dei dati epidemiologici fuori e dentro le scuole sia affiancata dalla diffusione trasparente dei dati relativi all’andamento del piano vaccinale dei cittadini e del personale scolastico; l’indagine e la diffusione dei dati relativi al disagio psicologico dei giovani trattati da Azienda zero, dai centri di ascolto e dai CIC ove costituiti che il Garante per i diritti dei minori sia convocato, insieme alle altre rappresentanze della comunità educante ai tavoli sulla scuola organizzati a livello regionale comunale e provinciale» prosegue.

«Non possiamo non dimenticare che la chiusura delle scuole provocherà profondi disagi sulle famiglie ed in particolare sulle madri lavoratrici che in questa pandemia hanno già pagato e pagheranno ancora una volta un prezzo molto alto. Per questo, nel caso non auspicato di chiusura delle scuole chiediamo che vengano precisate le modalità con cui verrà garantita la scuola in presenza per i figli dei lavoratori essenziali e dei lavoratori le cui attività non verranno sospese, come previsto dalla recente nota ministeriale» conclude Giulia Ferrari co-fondatrice di ridateci la scuola.