Ridateci la scuola dà voce ai genitori “vittime” della DAD

Il movimento Ridateci la Scuola dedica una puntata della rubrica “Voci per una scuola fuori dagli schermi” al vissuto dei genitori, che in questo ultimo anno di DAD hanno dovuto fare i conti con molte difficoltà, tra cui la conciliazione lavoro-attività genitoriale.

didattica a distanza dad


«L’anno scolastico si sta concludendo ancora con i ragazzi delle superiori parzialmente in DAD ma questo anno non è stato estremamente difficile solo per i ragazzi, lo è stato anche per i genitori, che si sono ritrovati a gestire entro le mura domestiche, oltre al proprio lavoro, i figli di diverse età in didattica a distanza». A dirlo è Ridatecilascuola, il movimento di opinione nato spontaneamente attraverso l’aggregazione di molti genitori veronesi che sin dall’anno scorso si sono uniti per denunciare la carenza di attenzione nei confronti dei ragazzi e quanto la didattica distanza possa essere inefficace e pericolosa per i ragazzi ma altrettanto affaticante e discriminatoria per le famiglie.

«Anche se l’anno si sta concludendo non vogliamo che cali l’attenzione sugli effetti negativi che la didattica a distanza ha provocato e provoca; vorremmo che la DAD rimanga archiviata quale esperienza emergenziale e a settembre tutti gli studenti tornino in presenza al 100%» afferma Rachele Peter co-fondatrice di Ridatecilascuola. 

«Ricordiamo poi che la DAD ha messo a dura prova le famiglie, specialmente le madri che si sono fatte carico dell’accudimento dei figli – afferma Giulia Ferrari co-fondatrice di Ridatecilascuola – e le conseguenze sono ormai evidenti: nell’anno della pandemia 249 mila donne hanno perso il lavoro e 96 mila erano mamme; tra queste 4 su 5 hanno figli con meno di 5 anni. Madri che a causa delle restrizioni e della necessità di seguire i bambini, sono state costrette a rivedere la propria posizione lavorativa, sacrificandola per seguire i bambini; le nascite in Italia hanno registrato una ulteriore flessione, meno 16mila nel 2020 (-3,8% rispetto all’anno precedente – questi i dati del report 2021 di Save the Children sulla condizione femminile)». 

Molte sono state le testimonianze di fatica e disagio dei genitori che Ridatecilascuola ha raccolto in questi travagliati mesi scolastici:

«Ho 40 anni, ho due figli alla primaria e sono una libera-professionista. Mi sono sentita presa in giro quando ho sentito affermare da alcuni politici che la scuola “si può fare in smartworking” perché tanto anche i genitori sono in smart working. Chi lo dice probabilmente non ha figli e non sa cosa è un libero professionista! Nessun bambino può gestire la didattica a distanza in autonomia: ha necessità di essere accudito da un adulto competente nell’uso degli strumenti digitali, nella gestione dei collegamenti, nel download ed upload dei compiti. È di fatto un lavoro che nel concreto ti impedisce di svolgere la tua professione se non a costo di salti mortali!».

«Una delle sensazioni che il mio corpo sente più forte negli ultimi giorni è quello di essere sbiadito, sfilacciato. Mi guardo allo specchio ma non riesco a mettermi a fuoco, vedo una me, che non sono io, e vedo una me tutta prodiga ai miei figli, alla casa, alla gestione della famiglia.  Giro come una trottola senza combinare nulla, da una stanza all’altra, ad aprire microfoni, a spegnere microfoni, a ridurre icone, a portare libri, a portare bicchieri d’acqua con il mio computer acceso, fermo sempre sulla stessa pagina internet che dice “dovresti lavorare e non lo stai facendo”. Sì, sono stanca, mi sento sfibrata, vuota. Il bisogno di nutrire la mia anima, il bisogno di mettere dentro qualcosa di me, qualcosa per me è così forte che dal profondo del cuore dico basta, sono arrivata a livello, e così non può andare avanti».

«Io sono genitore di tre figli, uno alle elementari, uno alle medie e uno alle superiori. Fortunatamente i due piccoli hanno fatto didattica a distanza molto poco e in quest’anno scolastico hanno la perlopiù frequentato la scuola in presenza. Però mi trovo in difficoltà nei confronti della figlia più grande che ha quasi 15 anni: ha terminato le medie senza salutare i compagni, come tantissimi altri studenti, e in un anno scolastico ha fatto praticamente solo due mesi di scuola in presenza nemmeno completa, bensì con la classe al 50%. La vedo stanca, distratta  e mi dice “mamma io avrei bisogno di vedere amici, avrei bisogno di socializzare, sono stanca di stare davanti a un computer”. Io come genitore ho fatto il possibile, ho addirittura comprato un trampolino e i figli saltano come i pazzi quando escono dalla didattica distanza, ma sono una mamma, un adulto, non posso sostituirmi alle loro amicizie». 

«Buongiorno, sono mamma di tre ragazzi; Margherita che rientrerà a scuola dopo Pasqua, e meno male perché quando mi ha detto che dietro uno schermo si sente di non esistere il mio cuore ha perso battiti. La seconda che non parla, non cammina, non può fare niente da sola ma le piace avere altri  bimbi intorno a sé, e per fortuna la sua è una classe speciale, perché tanti suoi amici sono costretti a stare a scuola da soli. Infine Enrico, il più grande, il più solare, appassionato ed entusiasta della vita, che si spegne ogni giorno di più sempre in casa, sempre con meno voglia di fare. A lui cosa dirò per consolarlo quando il 7 aprile rimarrà ancora a casa?».

Per questo Ridatecilascuola voluto dedicare una puntata della rubrica “Voci per una scuola fuori dagli schermi” al vissuto dei genitori in questo secondo anno scolastico di emergenza; ad accompagnare il movimento in questo dialogo sarà Rita Balestriero giornalista di D La Repubblica. L’intervista sarà disponibile sulle piattaforme social di Ridatecilascuola (fb @ridatecilascuola-vr IG @ridatecilascuola youtube @ridatecilascuola) dal prossimo venerdì 4 giugno dalle ore 17.30.