Riassunzione di medici in pensione: il parere di Rugiu
La posizione di Carlo Rugiu, presidente dell’Ordine dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Verona, in merito alla delibera della Regione del Veneto che autorizza le Ulss a richiamare in servizio i medici in pensione per garantire i livelli essenziali di assistenza.
«Comprendo l’iniziativa del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, di richiamare in servizio i medici pensionati. A condizione che questa misura non diventi un metodo di lavoro».
Carlo Rugiu, presidente dell’Ordine dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Verona, è intervenuto in merito alla delibera, approvata ieri dalla Giunta regionale del Veneto, che autorizza i direttori generali delle Ulss ad assumere i medici in pensione con contratti a tempo determinato, per garantire i livelli essenziali di assistenza qualora non vi fosse disponibilità di camici bianchi sul mercato.
«Per garantire i livelli essenziali di assistenza», sottolinea Rugiu, «la priorità è far uscire dal limbo quei medici laureati che non riescono a specializzarsi, aumentando il numero delle borse di studio per le Scuole di specialità e la Scuola di formazione specifica in Medicina generale».
Le difficoltà a reperire camici bianchi per i reparti pubblici sono note da tempo. In Veneto sono attivi 8.450 medici a fronte dei 9.750 previsti dalla pianta organica, dunque ne mancano all’appello 1.300. Gli ospedali veronesi sono carenti di anestesisti, pediatri, ortopedici e specialisti dell’emergenza-urgenza per i Pronto soccorso.
«In più», aggiunge Rugiu, «nei prossimi tre o quattro anni la situazione diventerà ancora più critica: se da un lato stiamo andando incontro alla gobba pensionistica della pletora medica che si è laureata negli anni Ottanta, dall’altro bisognerà fare i conti con il contingente non definito di camici bianchi che si ritirerà in anticipo per effetto di Quota 100». Secondo le stima dell’OMCeO di Verona, sono almeno 200 i medici veronesi ad aver maturato i requisiti per accedere a Quota 100, ovvero 62 anni di età e 38 di anzianità contributiva.
Se la carenza di camici bianchi si traduce in un abbassamento della qualità dell’assistenza sanitaria del Veneto, « posso comprendere l’iniziativa della Giunta regionale», sottolinea Rugiu. «Tuttavia mi auguro che il provvedimento sia solo provvisorio, perché non è realistico pensare di arginare il problema in questo modo. Si tenga inoltre presente che questo metodo non facilita l’ingresso nel mondo del lavoro dei neo specialisti, anzi sottrae spazio ai giovani medici».
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