Regionali, Bertucco candidato consigliere con Lorenzoni

Michele Bertucco ha reso ufficiale, oggi, la sua candidatura come consigliere della Regione Veneto sotto l'ala di Arturo Lorenzoni. In una nota stampa il consigliere comunale ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto a candidarsi: «Dal punto di vista personale, vivo questa esperienza come un completamento e un affinamento del lavoro fatto finora in Comune di Verona».

Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona
Michele Bertucco

Presentata ufficialmente oggi la candidatura di Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune, come consigliere regionale del Veneto per “Il Veneto che vogliamo – Lorenzoni Presidente”. A renderla nota, lo stesso Bertucco, che in una nota stampa ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto a candidarsi con il candidato Governatore del Pd, Arturo Lorenzoni.

«Mi è stato chiesto di mettere a disposizione del progetto politico de “Il Veneto che Vogliamo” l’esperienza e le competenze maturate in questi quasi dieci anni di percorso politico e amministrativo a Verona, dapprima come candidato Sindaco della coalizione di centrosinistra a guida Pd e poi come consigliere della coalizione di movimenti civici e gruppi politici della Sinistra, e prima ancora nella ventennale esperienza da presidente di Legambiente. – ha scritto Bertucco nella nota – Con Lorenzoni ho avuto occasione di confrontarmi fin dall’inizio sul questo progetto regionale che punta a federare e dare espressione politica e istituzionale alle varie tematiche di ordine economico, sociale e ambientale che nascono direttamente dal territorio e che spesso vengono portate alla ribalta solo grazie all’impegno di tanti cittadini che si mettono in gioco in prima persona in associazioni e comitati. Basti vedere quanto accaduto con la vicenda dell’inquinamento da Pfas: all’inizio, inquinamento, negato dalla Regione che minacciava di querelare le mamme. Una formula che a Padova ha premiato facendo cadere importanti barriere tra politica e società civile e riaprendo interessanti prospettive e spazi di confronto».

«Dal punto di vista personale, vivo questa esperienza come un completamento e un affinamento del lavoro fatto finora in Comune di Verona, la cui continuità è evidente e quasi naturale sui temi dell’urbanistica, dell’ambiente e della mobilità. – continua Bertucco – Si pensi ad esempio al recente caso dell’Ecoborgo di Mezzacampagna, o alla questione del Tiberghien o del Nassar, tutti interventi regolati da pianificazione regionale che non hanno tenuto in conto i bisogni del territorio. Sulla Mobilità e i Trasporti le giunte regionali di centrodestra promettono da vent’anni soluzioni sostenibili ma non sono state in grado nemmeno di fare il biglietto unico per agevolare gli spostamenti multi-modali. Il sistema ferroviario metropolitano di superficie resta una sorta di creatura mitologica mentre lo sviluppo dell’aeroporto di Verona è fermo anche per le promesse al vento di Zaia e soci in merito al collegamento con la stazione ferroviaria di Verona Porta Nuova». 

«Uno dei temi emergenti e ancora poco valorizzati a livello regionale è quello della Legalità, salito alla ribalta con le indagini della DDA di Venezia che hanno portato alla luce gli innesti veneti della ‘ndrangheta. – ha continuato il candidato consigliere regionale – La Regione guidata da Zaia è sempre stata lontanissima da Verona anche sui temi della cultura e in particolare della Fondazione Arena, che negli anni più bui ha potuto contare soltanto sul sostegno dello Stato e sull’impegno dei lavoratori. Salvo qualche rara eccezione, la Regione guidata dal centrodestra ha rinunciato ad esercitare il suo ruolo su tutte le grandi crisi aziendali che in questi anni hanno contribuito a depotenziare la struttura produttiva manifatturiera veronese e a precarizzare il lavoro. – conclude Bertucco – La Sanità è il più grande capitolo del bilancio regionale. Il modello veneto è un patrimonio organizzativo e di saperi che ha contributo, grazie ai medici e al personale infermieristico, a proteggerci durante il picco dell’epidemia di Coronavirus. Ma presenta anche tante falle, a partire dalle case di riposo, drammaticamente colpite dalle morti durante la pandemia, il potenziamento dei posti letto negli ospedali di comunità e relativa gestione, nonché per l’insufficienza dei medici di medicina e dei servizi di medicina territoriale in generale».