Pubblicata la mappa delle baby gang italiane: due sono di Verona

L'ultimo rapporto di Transcrime ha mappato la situazione delle baby gang in Italia: a Verona sono due, la QBR (Quartiere Borgo Roma) e la USK. Nella città scaligera i reati per mano di minorenni sono sempre più in aumento: dall'inizio del mese sono già due gli episodi accertati.

Baby gang verona
Foto d'archivio
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L’ultimo rapporto di Transcrime, centro di ricerca interuniversitario sulla criminalità transnazionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Alma Mater Studiorum Università di Bologna e Università degli Studi di Perugia, ha realizzato uno studio sulle baby gang più attive in Italia. La ricerca è stata svolta in collaborazione con il Servizio analisi criminale del Dipartimento della pubblica sicurezza del ministero dell’Interno e il Dipartimento per la giustizia minorile del ministero della Giustizia.

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La suddivisione delle gang individuata dal centro di ricerca

Le gang veronesi: QBR e USK

Come emerge dalla mappa sono due le gang più attive sul territorio veronese: la QBR (Quartiere Borgo Roma) e la USK. In particolare, la baby gang di Borgo Roma è finita negli ultimi mesi nel mirino delle forze dell’Ordine per numerosi furti, rapine ed estorsioni.

Il centro di ricerca ha individuato quattro tipologie principali di gang giovanili:

  • quelle “senza struttura”;
  • quelle “legate alle mafie”;
  • i “gruppi stranieri”;
  • i “gruppi criminali”.

Le gang prive di una struttura definita sono le più numerose e sono caratterizzate da legami deboli, senza una gerarchia chiara. La quasi totalità è coinvolta in risse, percosse e lesioni, un terzo in rapine, furti e atti di bullismo, spesso a danno di coetanei: non mancano episodi di minacce con armi da taglio e violenze sessuali, mentre l’attività di spaccio è marginale. In quasi la metà dei casi sono composte da italiani, in meno di uno su tre da stranieri. In questa categoria rientrano le due squadriglie veronesi.

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A Verona due reati per mano di minori soltanto negli ultimi dieci giorni

L’ultimo episodio, soltanto lo scorso 1 ottobre, in pieno centro storico a Verona. Un gruppo di ragazzi si è avvicinato infatti a un giovane chiedendogli con tono minaccioso di consegnare il telefono cellulare. Dopo aver ricevuto risposta negativa, il gruppo ha iniziato a picchiare violentemente il malcapitato.

Non solo baby gang, però: alla base pare esserci un problema generazionale. Lunedì, per esempio, altre due ragazze minorenni sono state sorprese dal proprietario di casa mentre frugavano tra i suoi effetti personali nella camera da letto e sono state immediatamente segnalate alla Centrale Operativa della Questura.

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L’opinione della psicologa Ilenia Bozzola

Ai nostri microfoni, la psicologa Ilenia Bozzola aveva commentato questo fenomeno, in riferimento al pestaggio e furto di un monopattino elettrico lo scorso maggio. «Io credo che i giovani stiano utilizzando tantissimo i social, in un modo non funzionale. Anche il gesto aggressivo di rubare un monopattino diventa una spettacolarizzazione e un gesto che assume un significato nel momento in cui viene condiviso con i follower. È questo meccanismo che diventa disfunzionale e pericoloso. Il giovane va ad agire in maniera scorretta per guadagnare più amicizie, che spesso equivalgono a più follower».