Protezione umanitaria riconosciuta se la profuga è mamma
Un’ordinanza che, ancora, non era mai stata emessa da un tribunale veneto quella che ha riconosciuto la protezione umanitaria ad una donna di origini nigeriane, sbarcata in Italia nel 2015, e diventata mamma nel 2016. La giovane, all’epoca, era stata respinta dalla commissione territoriale di Verona che aveva giudicato la sua storia poco credibile. L’ordinanza, invece, sancisce che “Se una profuga è mamma non può essere espulsa”.
Non era stata creduta fino in fondo dalla commissione territoriale di Verona e dal Tribunale di Venezia, eppure adesso, la giovane di origini nigeriane sbarcata in Italia nel 2015 e diventata mamma nel 2016, potrà rimanere sul suolo nazionale. Questo grazie ad un’ordinanza, prima del suo genere in Veneto, emessa da un giudice del tribunale civile di Venezia il quale ha sancito che “Se una profuga è mamma non può essere espulsa perché i figli hanno diritto di essere educati all’interno del nucleo familiare per conseguire un idoneo sviluppo della loro personalità».
La donna, protagonista della vicenda è una giovane 24enne nigeriana ospite di una struttura di accoglienza a Verona che, tre anni fa, sbarcò in Italia con il marito e arrivò nella città scaligera, dove disse di essere fuggita dal suo Paese perché minacciata dalla setta degli Aye. Il suo racconto però, non convinse la commissione territoriale a concederle il riconoscimento della protezione internazionale. A cambiare le carte in tavola, una dolce attesa, nel marzo 2016, che portò alla nascita di una bambina. Questo «giustifica il riconoscimento – riporta il dispositivo del provvedimento – della protezione umanitaria al fine di garantire l’unità familiare».
Soddisfatto della decisione il legale della donna, Tacchi Venturi, il quale sottolinea tuttavia che l’ordinanza non equivale ad una legge universale: non è infatti detto che tutti i tribunali applichino questo principio.
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