Protesta studenti, Bozza: «Riconvertire immobili». Bigon: «Adeguare i benefici»
Prosegue a Verona come in altre città d’Italia la protesta degli studenti universitari contro il caro affitti e la carenza di studentati. Un gruppo di studenti, in particolare dell’Udu, sono da alcuni giorni nel prato della mensa dell’ateneo scaligero, al Polo Zanotto.
«A Verona soltanto 468 posti letto disponibili per una popolazione di 30 mila universitari a fronte di un migliaio di domande di alloggio. Questo è inaccettabile». Così la consigliera regionale PD Anna Maria Bigon, stamattina presente alla manifestazione in tenda degli universitari scaligeri. «Occorre agire per un adeguamento della soglia ISPE in modo da allargare la platea dei beneficiari. Rifinanziare i servizi di diritto allo studio e investire nella costituzione di nuovi studentati pubblici. Importante poi è la riattivazione dei fondi affitti estendendo ad una platea più ampia fino a 30000 punti ISEE».
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Oggi pomeriggio si è recato al Polo Zanotto anche il consigliere regionale di Forza Italia Alberto Bozza, a trovare e ascoltare gli studenti. Assieme a lui una delegazione di consiglieri comunali di Verona, Barbara Tosi e Antonio Lella della Lista Tosi e Luigi Pisa azzurro del Gruppo Misto.
Bozza ha detto di «capire e cogliere il senso della protesta perché il problema è reale. Il diritto allo studio va garantito a tutti ed è sacrosanto oltreché costituzionalmente previsto»; anche se «non condivido l’impostazione e le soluzioni che avanza la sinistra, che propone solo di costruire alloggi pubblici da dare attraverso bando».
Per Bozza, Barbara Tosi, Lella e Pisa non vanno costruiti solo nuovi appartamenti («le case ci sono» dicono), ma invece «vanno riconvertirti alla destinazione universitaria una parte di quelli esistenti, attraverso incentivi e accordi pubblico-privato». Bozza entra nello specifico: «Vanno messe in atto delle agevolazioni fiscali ai proprietari degli immobili che decidono di dare i loro appartamenti agli studenti a prezzi calmierati, in particolare nelle zone periferiche però servite da mezzi pubblici, così si riqualificherebbero e rivitalizzerebbero anche i quartieri».
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«Oggi – sottolinea Bozza – per il proprietario è più conveniente l’affitto breve a destinazione turistica dell’immobile, sia economicamente ma anche per la minore problematica nel gestire il rapporto morosità-sfratto rispetto a un affitto pluriennale residenziale. Ecco, va creato lo stesso sistema di convenienza anche per la destinazione universitaria».
E, in tal senso, spiega Bozza, «va incentivato allo stesso modo anche il recupero degli edifici abbandonati: quindi per il privato che recupera un immobile in disuso e lo affitta a studenti va creata una premialità fiscale». Bozza poi è favorevole, sullo stile dei Paesi europei, alla «creazione di nuovi campus e student house, con politiche da concordare tra Esu regionali e Comuni e da inserire poi nelle programmazioni urbanistiche dei Comuni».
Sul tema non sembra essere radicalmente diversa la posizione di Bigon: «Investire sulla residenzialità studentesca pubblica ha l’obiettivo di incrementare in modo migliore ed incisivo il numero di studenti che possono usufruire dei servizi di diritto allo studio. Si lavori al recupero del patrimonio residenziale pubblico da destinare in parte agli studenti, potrebbe essere una risposta da dare in tempi abbastanza veloci. Si valutino insieme tutte le possibilità per affrontare la questione».
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