Pronto soccorso privato? Ordine dei Medici: «Impoverimento del Servizio Sanitario Nazionale»

Il Consiglio dell’Ordine dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Verona discute sul caso del “Pronto Soccorso privato” a Legnago. Il presidente, Carlo Rugiu: «Nella pubblicità informativa sanitaria vanno evitati termini che possono creare confusione».

Carlo Rugiu
Carlo Rugiu, presidente Ordine Medici chirurghi e odontoiatri della Provincia di Verona. Foto d'archivio
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È stata tra i temi discussi nel corso dell’ultima seduta del Consiglio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Verona la questione della clinica privata di Legnago che eroga prestazioni sanitarie a pagamento per codici minori di gravità, ovvero bianchi, tramite un servizio che nel portale web della struttura stessa viene definito “Pronto Soccorso privato”.

«Il tema dell’offerta privata nel campo della medicina d’emergenza-urgenza è molto complesso», dichiara il presidente dell’Ordine, Carlo Rugiu. «Strutture che la offrono si stanno diffondendo in tutta Italia, agevolate dal numero sempre crescente di utenti arrabbiati di fronte alle lunghe attese nei punti di accesso degli ospedali pubblici».

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«Tuttavia», puntualizza il presidente, «la differenza tra un punto di primo intervento pubblico o privato accreditato e un servizio di questo tipo consiste nella mancanza di un polo ospedaliero che, dietro, può garantire risposte ai bisogni complessi di chi accede al Pronto Soccorso. Va sottolineato, infatti, che non necessariamente un codice minore assegnato in fase di Triage si riferisce a una patologia di poco conto. Un codice bianco assegnato a un paziente che arriva in Pronto Soccorso accusando mal di pancia può diventare, dopo gli accertamenti, una diagnosi più precisa per la quale non tutte le strutture sono attrezzate o autorizzate a intervenire».

Per questo il Codice di deontologia medica che disciplina anche la pubblicità informativa sanitaria stabilisce chiaramente che la stessa, “con qualunque mezzo venga diffusa, deve sempre essere veritiera, corretta e funzionale all’oggetto dell’informazione, mai equivoca o ingannevole”.

«L’Ordine di Verona raccomanda cautela e sconsiglia l’uso di termini che possono causare confusione e false aspettative nell’utenza», afferma Rugiu.

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Questo stesso tema, prosegue il presidente, va però affrontato anche da un punto di vista più ampio, poiché è figlio del progressivo impoverimento del Servizio Sanitario Nazionale che, negli anni, ha determinato una grave penuria di personale sanitario.

«Non ci meraviglia», dice, «la diffusione di servizi privati nel campo dell’emergenza-urgenza e possiamo aspettarci di vederne sorgere anche altri nella nostra provincia, che soffre, al pari di tutte le altre in Italia, per il definanziamento del Sistema Sanitario Nazionale che oggi non riesce a garantire ciò che prescrive. Il 50% delle visite specialistiche e il 30% degli accertamenti diagnostici sono pagati privatamente. Purtroppo, non si intravvedono all’orizzonte misure strutturali volte a correggere la crisi che ha colpito il personale del sistema sanitario pubblico, in particolare medici e infermieri. Ricordiamo che in Italia mancano all’appello circa 20mila medici, di cui 4.500 nei Pronto Soccorso».

Come segnale di attenzione nei confronti di questo tema, il Consiglio dell’Ordine di Verona ha sottoscritto l’appello “Non possiamo fare a meno del servizio sanitario pubblico” formulato da 14 esponenti del mondo della sanità e della scienza, fra cui il Premio Nobel Giorgio Parisi.

«L’invecchiamento della popolazione», conclude Rugiu, «richiede terapie croniche ambulatoriali, un’assistenza domiciliare capillare e una presa in carico multidisciplinare. Tutto ciò comporta un impegno sempre maggiore per la nostra Sanità pubblica, la quale, però, negli ultimi vent’anni non ha rappresentato una priorità. La nostra classe politica smetta di considerare la Sanità un costo e inizi, invece, a considerarla un investimento per continuare ad assicurare un Servizio Sanitario universale».

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