Processo Pfas, Bottacin: «Grazie agli inquirenti per il loro lavoro»

L’assessore veneto all’Ambiente, Gianpaolo Bottacin, nel commentare le richieste della Procura, emerse dall’udienza preliminare di ieri per uno dei tronconi dell’inchiesta Pfas ha ringraziato gli inquirenti e la Procura di Vicenza per il loro lavoro, garantendo la massima collaborazione.

«In relazione alla battaglia all’inquinamento da Pfas, desidero innanzitutto ringraziare gli inquirenti e la Procura di Vicenza per il grande lavoro che da tempo stanno svolgendo in una vicenda molto complessa com’è questa. Procura e inquirenti a cui abbiamo sempre garantito la massima collaborazione» afferma l’assessore veneto all’Ambiente, Gianpaolo Bottacin, nel commentare le richieste della Procura, emerse dall’udienza preliminare di ieri per uno dei tronconi dell’inchiesta.

 «A volte si leggono parole che sanno di speculazione politica sulla vicenda» prosegue l’Assessore. «Per questo trovo doveroso ricordare a tutti che la prima denuncia è partita dalla Regione del Veneto, tramite il suo braccio operativo costituito da Arpav, ancora nel 2013 quando nessuno fino a quel momento aveva parlato di questa grave vicenda».

«Da allora, poi, abbiamo sempre garantito la massima attenzione al problema – conclude Bottacin – imponendo da subito il filtraggio dell’acqua potabile e fissando i limiti sui Pfas. Per queste azioni, ci siamo esposti a ben quarantatré ricorsi con richieste di risarcimento danni di 98 milioni di euro, in quanto secondo i ricorrenti ci saremmo sostituiti alla competenza dello Stato, che ad oggi per la verità non ha ancora fissato i limiti nonostante le ripetute promesse».

Il processo

La procura di Vicenza ha disposto la richiesta di rinvio a giudizio per otto imputati accusati a vario titolo dei reati ambientali avvenuti tra il 2013 e il 2017, ovvero il cosiddetto “filone Pfas-bis”. Gli otto imputati sono accusati di aver immesso nelle acque sotterranee il rifiuto pericoloso contenente GenX (sostanza derivata da HFPO-DA) e C6o4. Gli imputati con le loro condotte avrebbero inoltre provocato un deterioramento significativo e misurabile delle acque sotterranee al sito Miteni. 

Per quanto riguarda il reato di bancarotta, di cui sarebbero tenuti a rispondere in sette, l’accusa è di aver aggravato il dissesto della società di Trissino, con perdite per quasi 15 milioni di euro tra 2010 e 2017. Alla società Miteni viene invece contestato  l’illecito amministrativo di non essersi dotata di un modello organizzativo «idoneo a prevenire» questi reati, ai sensi del D. Lgs. 231/2001.

Nella prossima udienza che si terrà il 25 gennaio alle ore 10, il giudice Roberto Venditti si pronuncerà in merito all’eventuale riunione dei due procedimenti, Pfas-1 (che è già nella fase di udienza preliminare), e per Pfas-bis. Presenti all’udienza le difese delle società idriche Acquevenete, Viacqua, Acque Veronesi, Acque del Chiampo, che da tempo si sono affidate agli avvocati Angelo Merlin, Vittore d’Acquarone e Marco Tonellotto, con l’obiettivo di ottenere il risarcimento del danno provocato dall’inquinamento da Pfas e altre sostanze, presentando ai responsabili il conto dei lavori di ripristino e bonifica che le società si sono accollate in questi anni. 

Ad oggi sono stati investiti diversi milioni di euro nelle opere di ripristino della salubrità dell’acqua nelle province di Padova, Vicenza e Verona. Con la contestazione del reato di inquinamento da parte della Procura di Vicenza nel “filone Pfas-bis” è stata recepita una delle argomentazioni del collegio difensivo delle società idriche, che avevano pure rappresentato la natura permanente o continuata della compromissione ambientale e quindi la sostanziale non prescrittibilità dei reati ambientali contestati. La tesi risulta essere stata condivisa da una recente sentenza della Cassazione Penale, Sez. 4, 7 maggio 2020, n.13843 in materia di disastro ambientale colposo.