Prezzi sempre più alti per gli affitti. UDU Verona: «Poche tutele per gli studenti»
L’inizio dell’anno accademico è alle porte e il cosiddetto problema affitti torna a pesare in città. A Verona sale l’offerta sul mercato e salgono anche i prezzi, 401€ per una singola (+8%). A denunciare la situazione è UDU Verona, il sindacato studentesco dell’Università scaligera.
«Si sta riproponendo lo scenario visto anche lo scorso anno. – dichiara Laura Bergamin, la coordinatrice di UDU Verona – L’attuale ricerca di posti letto studenteschi porterà presto alla saturazione del mercato, consegnando chi non ha ancora casa alla speculazione da parte di proprietari privati. L’ampliamento dell’offerta formativa porterà un aumento delle iscrizioni, in particolare di fuorisede, ma l’aumento dei posti nelle residenze pubbliche e dei servizi di diritto allo studio è ancora troppo esiguo. Secondo il rapporto ANVUR 2022, in Veneto meno di 1 fuorisede su 14 può accedere ad un posto in residenza pubblica: è la dimostrazione della mancanza di tutela e di impegno da parte della nostra Regione».
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Secondo il rapporto annuale di Immobiliare.it Insights, Verona è l’ottava città d’Italia più costosa per gli studenti. Nel rapporto si nota anche come l’offerta delle stanze sia aumentata del 46% negli ultimi mesi ma rimane insufficiente per la domanda, anche essa aumentata, del 56%. Rispetto allo scorso anno i prezzi sono saliti del 27%, arrivando ai 401€ per una singola (+8%) e 217€ per un posto letto in doppia (+9%).
«Questi aumenti si aggiungono all’aumento del costo della vita e delle altre spese mensili, dalle utenze alla spesa. Oggigiorno, permettersi una formazione universitaria è sempre più elitario, scoraggiando molti giovani ad intraprendere il percorso o a farlo da lavoratori, con la necessità paradossale di doversi estraniare dalla realtà accademica per lavorare per potersela permettere» continua Bergamin.
Da parte del sindacato studentesco di UDU Verona non manca la denuncia per la mancanza di alloggi pubblici: «Ribadiamo ancora che non è più possibile aspettare, serve un impegno comune per ampliare il numero di residenze studentesche pubbliche. La riconversione di immobili pubblici sfitti rappresenta la sfida da intraprendere nei prossimi anni per garantire ad ogni studentessa e studente una casa durante il proprio percorso di studi» conclude Bergamin.
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