Presentato il progetto “Sentinella” per la prevenzione al Covid-19

Prosegue la sinergia tra Comune e Università di Verona, impegnati in prima linea contro il Covid. Indagine mirata su alcuni campioni di popolazione a rischio, per individuare e fermare tempestivamente la diffusione del Coronavirus.

Questa mattina, lunedì 31 agosto, a Palazzo Giuliari, sindaco, rettore dell’Università degli studi di Verona Pier Francesco Nocini e Presidente della Regione del Veneto hanno presentato tutti gli aggiornamenti sugli studi scientifici condotti dall’ateneo scaligero negli ultimi mesi.

Già dall’inizio dell’epidemia l’università di Verona è in prima linea con studi e ricerche nei diversi ambiti, spaziando dalla diagnostica alla terapia fino ad arrivare alla recente collaborazione con lo Spallanzani di Roma per la sperimentazione sull’uomo di Grad-CoV2, il candidato vaccino italiano contro SARS-CoV-2, il virus che causa Covid-19. Il Centro ricerche cliniche dell’azienda ospedaliero universitaria integrata di Verona è stato, infatti, chiamato a dare il suo contributo sia nella definizione del protocollo di studio che nella realizzazione della fase clinica della ricerca. 

Il progetto “Sentinella”, che si inserisce e integra la programmazione regionale della fase 3, nelle prossime settimane andrà ad indentificare gruppi di residenti che possono presentare precocemente i primi segni di diffusione del virus. Una sorveglianza mirata su donne con più di 75 anni e uomini over 65.

Ma anche conducenti di mezzi pubblici, sia autobus che taxi, lavoratori di supermercati e ristoranti, studenti universitari e operatori di bar, mense e pulizie. Questa indagine è nata dal confronto durante il lockdown fra il sindaco, la professoressa Evelina Tacconelli e il rettore in previsione di una eventuale seconda ondata di contagi in autunno.

Il progetto, coordinato dal Magnifico Rettore, da Evelina Tacconelli e da Roberto Leone, vede il coinvolgimento di numerosi esperti dell’università, dell’Aoui e della Ulss-9 quali Corrado Barbui, Davide Gibellini, Domenico Girelli, Roberta Joppi, Giuseppe Lippi, Stefania Montemezzi, Albino Poli, Stefano Porru, Elda Righi, Giuseppe Verlato. Adesso, la realizzazione avviene grazie alla raccolta dei fondi promossa dal gruppo Athesis, insieme con la Fondazione Comunità Veronese, che ha intercettato la generosità della popolazione veronese. 

«Il progetto “Sentinella” sarà un importante strumento di prevenzione su cui la nostra comunità potrà contare» ha detto il sindaco. «Ancora una volta l’Università scaligera dimostra di essere un’eccellenza al servizio della città. E, in questi mesi, ha lavorato in operoso silenzio per la salute pubblica, anche attraverso la ricerca e quindi la prevenzione».

«Grazie alla collaborazione tra le Istituzioni e alla generosità dei veronesi, è stato possibile ideare e finanziare questo progetto, un ulteriore passo in avanti contro il Coronavirus» ha proseguito il sindaco. «Ringrazio la Regione e il suo presidente, per tutto quello che ha fatto per i veneti durante i mesi del lockdown e per la grande capacità nel gestire la battaglia contro il Coronavirus. Un lavoro di squadra che restituisce risultati importanti, un metodo che continueremo a portare avanti per il bene del nostro territorio»

Il vaccino, realizzato, prodotto e brevettato dalla società biotecnologica italiana ReiThera. ha superato i test preclinici effettuati sia in vitro che in vivo su modelli animali, che hanno evidenziato la forte risposta immunitaria indotta dal vaccino e il buon profilo di sicurezza, ottenendo successivamente l’approvazione della fase 1 della sperimentazione sull’uomo da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Agenzia Italiana del Farmaco e del Comitato Etico Nazionale per l’Emergenza Covid-19.

Il vaccino Grad-Cov2 utilizza la tecnologia del “vettore virale non-replicativo”, ovvero incapace di produrre infezione nell’uomo. Il vettore virale agisce come un minuscolo “cavallo di Troia”, che induce transitoriamente l’espressione della proteina spike (S) nelle cellule umane. Questa proteina è la “chiave” attraverso la quale il virus, legandosi ai recettori Ace2 presenti all’esterno delle cellule polmonari, riesce a penetrare ed a replicarsi all’interno dell’organismo umano. La presenza della proteina estranea innesca la risposta del sistema immunitario contro il virus.

Attraverso tecniche sofisticate questo virus, assolutamente innocuo per l’uomo, è stato modificato per azzerarne la capacità di replicazione; successivamente è stato inserito al suo interno il gene della proteina S del SARS-CoV-2, il principale bersaglio degli anticorpi prodotti dall’uomo quando il coronavirus penetra nell’organismo.

Una volta iniettato nelle persone, questo virus modificato, o meglio la proteina S che trasporta, provocherà la risposta del sistema immunitario dell’organismo, ovvero la produzione di anticorpi in grado di proteggere dal virus SARS-CoV-2. Altri vaccini basati su vettori virali ricavati dai primati sono già stati valutati in trial clinici di fase 1 e 2 per candidati vaccini di altre malattie infettive, dimostrando di essere sicuri e di generare risposte immunitarie consistenti anche con una singola dose di vaccino.

Le prime dosi vaccinali a Verona saranno somministrate dal 7 settembre. Una dimostrazione della bontà delle scelte fatte dalla Regione Veneto e dall’università di Verona che hanno sempre creduto nella necessità di centri dedicati alla ricerca clinica di fase precoce.

Ricerca in ambito terapeutico

Da aprile la Divisione di Malattie Infettive del dipartimento di Diagnostica e sanità pubblica dell’università di Verona (Principal Investigator: Evelina Tacconelli) è centro coordinatore italiano di Solidarity importante trial multicentrico, multinazionale, promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e autorizzato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Lo studio, di carattere internazionale, coinvolge già migliaia di pazienti affetti da Covid-19 con l’obiettivo di valutare le differenti strategie terapeutiche tra cui antivirali (remdesivir e lopinavir/ritonavir da solo o in combinazione con interferone beta), clorochina e idrossiclorochina.

Da maggio Verona, insieme a Milano, coordina anche Ammuravid, approvato sempre da Aifa e promosso dalla Società italiana di malattie infettive e tropicali, un trial pragmatico, cioè disegnato per conoscere gli effetti di un dato trattamento sulla popolazione nella vita reale, per verificare l’efficacia dell’utilizzo dell’immunoterapia in aggiunta ad antivirali nelle forme di Covid-19 in trattamento ospedaliero. I risultati delle terapie, che verranno già valutati nel corso dello studio, saranno utili per definire i farmaci più efficienti da portare avanti nella sperimentazione e forniranno risposte basate sulla evidenza per la terapia di Covid-19.

L’11 agosto 2020 la Commissione Europea ha annunciato che 23 progetti sono stati selezionati per il finanziamento. Tra questi c’è Orchestra (Connecting european cohorts to increase common and effective response to SARS-CoV-2 pandemic), coordinato dalla Sezione di Malattie Infettive dell’università di Verona, l’unico progetto selezionato per il finanziamento nella call “Pan-European COVID-19 cohorts” con un budget di 19,9 milioni di euro. Il consorzio coordinato da Univr include 10 Paesi europei (Francia, Germania, Spagna, Italia, Belgio, Romania, Paesi Bassi, Portogallo, Lussemburgo e Slovacchia) e 9 extra-europei (India, Perù, Ecuador, Colombia, Venezuela, Argentina, Brasile, Congo e Gabon). 

Lo scopo principale di Orchestra è la creazione di una coorte paneuropea per la definizione di modelli di prevenzione e di terapia efficaci della infezione da SARS-CoV-2. La coorte includerà quattro tipologie diverse di individui: popolazione generale, pazienti affetti da Covid-19, individui fragili (infezione da HIV, malattia di Parkinson, donne in gravidanza e bambini) ed operatori sanitari.

Gli studi nell’ambito della diagnostica

Verona si distingue anche nel campo della diagnostica. Lo scorso marzo Giuseppe Lippi, professore ordinario di Biochimica clinica del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento dell’università di Verona, e direttore dell’Unità operativa complessa di Laboratorio Analisi dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, è stato nominato a capo di una task force della Federazione internazionale di Chimica clinica e Medicina di laboratorio (Ifcc) sulla patologia da coronavirus.

Le principali funzioni della task force dell’Ifcc su Covid-19 comprendono la disseminazione d’informazioni utili a migliorare l’accuratezza e l’efficienza diagnostica per il coronavirus, fornire informazioni utili ai clinici ed alla popolazione sul significato dei test diagnostici, e produrre raccomandazioni e linee guida in merito a protocolli diagnostici e bio-sicurezza nella gestione dei campioni utilizzati per diagnosi e monitoraggio del virus. 

Altri studi e ricerche

Ricercatrici e ricercatori dell’ateneo scaligero sono al lavoro anche su molti altri fronti. La Medicina del Lavoro diretta da Stefano Porru sta portando avanti un lavoro di sorveglianza sul personale sanitario dell’Aoui di Verona. Lo studio, con una delle più grandi casistiche del mondo, è già stato pubblicato sull’International Journal of Enviromental Research and Public Health dimostrando l’importanza dello screening del personale sanitario per la prevenzione della diffusione dell’epidemia di COVID-19.

Sempre la Medicina del Lavoro, in collaborazione con il Laboratorio di Analisi, diretto da Giuseppe Lippi, con la Statistica Medica di Giuseppe Verlato, e con il Servizio di rischio clinico di Stefano Tardivo, sta conducendo uno studio epidemiologico per la valutazione della risposta anticorpale tra il personale sanitario.