Preoccupazione per i parametri Covid, Rotta: «Zaia ha sbagliato»

L'onorevole Alessia Rotta, presidente Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, ha inviato una nota stampa per criticare l'operato del Governatore del Veneto Zaia e le ripercussioni, secondo lei, sull'andamento epidemiologico. «La curva epidemiologica è impazzita: altro che variante inglese, Zaia ha sbagliato le decisioni» afferma.

«La notizia è che finalmente Zaia ha ammesso che la curva epidemiologica della Regione è impazzita. Non è una buona notizia. Ma ce n’è una peggiore. Il governatore, infatti, per giustificare il fallimento del “modello” Veneto e la drammatica crisi sanitaria in corso dice che è tutta colpa della variante inglese. E allora serve ancora una volta fare chiarezza». 

Lo afferma Alessia Rotta, presidente della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati, spiegando che “il Veneto ha mille ricoverati Covid in più rispetto alla prima fase. Ma nessuno sa se questi malati hanno contratto la variante inglese perché, molto semplicemente, nessuno l’ha sequenziata nei pazienti”.

Ma non c’è soltanto questo: «I tanto acclamati test antigenici rapidi di prima e seconda generazione – osserva Rotta – scelti dal Veneto al posto dei test molecolari, secondo il Ministero della Salute e l’Iss non vanno usati in contesti dove è necessaria la massima certezza di diagnosi, perché mostrano un percentuali di falsi negativi fino al 30 per cento circa e una sensibilità molto inferiore ai molecolari. Zaia, nonostante queste indicazioni molto chiare e in una situazione di massima emergenza, continua a testare il personale sanitario, socio-sanitario e gli ospiti delle Rsa con questi test scarsamente affidabili». E se «le cose vanno così bene e sono sotto controllo – si chiede la deputata – perché i sindacati dei medici hanno inviato un esposto in procura, contestando al presidente di non aver preso misure più restrittive, autodichiarando il Veneto in zona arancione?».

Dunque, conclude Rotta, «Zaia, nella seconda fase del contagio, non ha preso nessuna decisione davvero utile e efficace per il contenimento dell’epidemia. Ha costantemente scaricato le responsabilità sul governo perché le scelte impopolari metterebbero in discussione il suo consenso. Ma è riuscito anche a dare le colpe ai cittadini: dagli operatori “distratti” delle Rsa alle persone che vanno nei centri commerciali, omettendo di dire che chi li ha voluti tenere aperti è proprio lui. E, dunque, ha deciso consapevolmente di non assumersi nessuna responsabilità politica. Di tutte queste cose dovrà rispondere di fronte all’opinione pubblica».

A commentare i parametri analizzati per monitorare l’andamento epidemiologico anche Giovanni Leoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Venezia. «Il parametro dell’incidenza su numero di abitanti «diventa penalizzante per le regioni che fanno più tamponi» e «chi più si è impegnato rischia di essere penalizzato». Bisognerebbe invece «valutare anche l’accuratezza e quindi il rapporto tra tamponi eseguiti e numero di abitanti» spiega alla “Dire” il medico, che, nel bocciare sostanzialmente il parametro dell’incidenza di positivi sul numero di abitanti per l’assegnazione della zona alle Regioni ricorda che «noi come Ordine dei medici avevamo chiesto la zona rossa il 12 novembre… Ci stiamo arrivando passo dopo passo, evidentemente governo e Regioni si stanno arrendendo all’evidenza dei fatti». E questo non vuol dire che il sistema di restrizioni per zone sia sbagliata. Ma «purtroppo poggia sulla collaborazione stretta della popolazione, che però è deficitaria, ce lo dicono i numeri». Nell’arco delle prossime settimane «vedremo gli effetti di quanto avvenuto a Natale, presumibilmente dovremmo andare meglio. Lo spero. Se non ci fossero risultati positivi non resta altro che tornare alla zona rossa drastica come peraltro ha fatto la Germania» (Agenzia DIRE).