Popillia japonica, nuovi focolai nel Veronese
Redazione
Il Servizio Fitosanitario Regionale del Veneto conferma la presenza di tre focolai di Popillia japonica nei territori di Treviso e Verona, accertata dagli ispettori fitosanitari e dalle analisi del laboratorio ufficiale regionale. Per i due focolai di Verona è in corso l’identificazione definitiva al laboratorio di riferimento nazionale (CREA).
Le verifiche hanno inoltre rilevato un focolaio di Anoplophora glabripennis in provincia di Vicenza, con conferma diagnostica di secondo livello attesa dal laboratorio di riferimento nazionale.
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Questi ritrovamenti richiedono un impegno straordinario, sia in termini di risorse economiche sia di personale, per potenziare i controlli ufficiali nei vivai – al fine di garantire la continuità della commercializzazione – e per rafforzare il monitoraggio sul territorio.
«Situazioni come questa, che un tempo consideravamo eccezionali, oggi rappresentano una sfida costante – sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura, Federico Caner –. Voglio rassicurare vivaisti, operatori e cittadini che la Regione è pronta a mettere in campo tutte le misure necessarie per contenere i focolai e salvaguardare il comparto agricolo. Stiamo già potenziando il Servizio Fitosanitario con nuove risorse e una sezione specializzata per la gestione delle emergenze, così da garantire un presidio costante e un punto di riferimento tecnico-scientifico per il territorio. Nessuna azienda sarà lasciata sola».
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Il Servizio Fitosanitario Regionale, in linea con le normative europee, ha già avviato le operazioni di eradicazione e sta organizzando incontri di sensibilizzazione con tutte le parti interessate. L’obiettivo è intervenire in tempi rapidi per contenere la diffusione di questi organismi nocivi e proteggere l’agricoltura veneta.
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Popillia japonica
Popillia japonica Newman (nome comune: Popillia o Scarabeo giapponese) è un organismo nocivo da quarantena prioritario per l’Unione Europea (Regolamento di esecuzione UE 2019/1702), originario del Giappone e della Russia orientale. In Italia è stato rinvenuto per la prima volta nel 2014 nel Parco del Ticino, tra Piemonte e Lombardia, e da allora si sta progressivamente diffondendo in diverse aree del Nord Italia, si spiega sul portale dedicato della Regione Veneto.
La sua pericolosità è dovuta ai potenziali impatti economici, ambientali e sociali particolarmente negativi che comporterebbe la sua presenza nel territorio dell’Unione Europea. L’insetto si caratterizza per una spiccata polifagia ed è in grado di alimentarsi su più di 300 specie, tra cui colture agrarie, piante ornamentali e forestali. Inoltre, la sua gestione richiede elevati costi per l’eradicazione e il contenimento.
Non è una specie pericolosa per l’uomo.
Diffusione e presenza in Veneto
Le possibili via di ingresso sono rappresentate da:
- trasporto passivo degli insetti adulti (“autostoppismo”) su vari mezzi di trasporti (aereo, veicoli su gomma, ecc.);
- terreno in accompagnamento a piante da impianto (piante in vaso, in zolla, prato a rotoli);
- suolo potenzialmente infestato da uova, larve e/o pupe.
Riconoscimento e caratteristiche
L’insetto è un coleottero scarabeide. In Italia compie una sola generazione all’anno che sverna come larva nel terreno. Gli adulti sfarfallano a giugno e sono attivi fino a settembre, con un picco di volo a luglio.
Le larve nel terreno si nutrono principalmente delle radici di graminacee, comportando danni quali disseccamenti a prati, tappeti erbosi, campi sportivi.
Gli adulti sono facilmente riconoscibili: raggiungono dimensioni pari a circa 8-12 mm di lunghezza e 5-7 mm di larghezza, di colore verde metallico ed elitre color rame. Hanno cinque ciuffetti di setole bianche su entrambi i lati dell’addome più ulteriori due ciuffetti nella parte posteriore. Hanno comportamento gregario, nutrendosi della lamina fogliare delle piante ospiti (caratteristica scheletrizzazione delle foglie) e anche di fiori (rose), frutti (pesche, susine, piccoli frutti), cariossidi in formazione.
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