Ponti e cavalcavia del Veneto: manutenzione e investimenti

Tecniche e sfide future presentate nel webinar della rassegna Open, promossa dall'Ordine degli ingegneri di Verona.

Ordine ingegneri

Sistemi di monitoraggio a interfaccia wireless e tecniche di ispezione con sistemi digitali ad alta definizione per valutare stabilità e necessità di interventi su ponti e viadotti del territorio. Un argomento ad “alta sensibilità”, a detta dell’assessore regionale alle infrastrutture, Elisa De Berti, intervenuta questa mattina all’ultimo appuntamento della rassegna Open promossa dall’Ordine degli Ingegneri di Verona.

Con l’occasione, il presidente dell’Ordine, Andrea Falsirollo, ha annunciato l’avvio di una serie di convenzioni e corsi destinati agli iscritti all’Ordine perché possano diventare ispettori per la verifica dei ponti garantendo così un utile supporto al territorio nella direzione di verifiche e controlli.

Lo spartiacque è dettato dall’agosto del 2018, con il crollo del Ponte Morandi, che ha portato il Governo a stilare, lo scorso aprile, una serie di linee guida per il monitoraggio di ponti e viadotti esistenti, a tutela del patrimonio italiano. A breve è atteso il decreto che le renderà operative e arriveranno ulteriori linee guida per le gallerie.
La Regione Veneto sta procedendo in modo autonomo, sperimentando varie tipologie di soluzioni.

“Già nel 2017 Veneto Strade, la società a cui è stata affidata la gestione delle strade regionali, mi aveva chiesto di avviare un monitoraggio su ponti e viadotti del territorio”, evidenzia De Berti. “Per il monitoraggio sono stati stanziati 15 milioni di euro, integrati quest’anno con altri 12 e ulteriori 3 appena votati in commissione. Spesso si pensa a incrementare il patrimonio infrastrutturale, ma è prima fondamentale garantire la sicurezza delle infrastrutture esistenti ed evitare crolli”.

Ponti, viadotti e gallerie rappresentano infatti gli elementi più vulnerabili delle infrastrutture stradali e l’avvio di un percorso di censimento è il primo fondamentale passo per controllare in tempo reale le prestazioni delle singole opere e gestire in modo adeguato le risorse da destinare alla manutenzione.

“Gestiamo 494 ponti, di cui 307 in montagna, a cui si aggiungono 60 gallerie”, fa presente Silvano Vernizzi, Direttore Generale di Veneto Strade S.p.A.“Si tratta di opere in buona parte datate, e quasi al limite della vita tecnica, che si aggira tra i 70 e gli 80 anni. Per questo abbiamo avviato una convenzione con l’Università di Padova per individuare le strutture più esposte a problematiche e per sperimentare diversi sistemi di monitoraggio”.

Monitorare tutto è impossibile, da qui l’importanza di catalogare e intercettare le situazioni più a rischio, tenendo conto anche delle nuove criticità dettate dall’ambiente, come i recenti movimenti franosi.

“Con la Regione e un gruppo di esperti stiamo valutando la realizzazione di un’apposita app che possa indicare all’automobilista il rischio di frana”, annuncia Vernizzi.

“Il crollo del ponte Morandi ha fatto emergere quanto l’Italia fosse in ritardo sul tema della manutenzione”, interviene Ugo Dibennardo, Amministratore Delegato di Concessioni Autostradali Venete S.p.A. “La tecnologia è indispensabile e quella sensoristica è a basso prezzo. La vera sfida per il futuro è la gestione dell’infinità di dati che vengono reperiti. Inoltre stiamo rilevando l’importanza di mappare anche i 60 metri a ridosso delle infrastrutture, perché il contorno, con eventuali corsi d’acqua, edifici critici o versanti di frane, va considerato”.

Si va verso l’ottica di una manutenzione non più “straordinaria” come spesso si sente dire, ma piuttosto programmata, magari in tempi più dilatati rispetto a quella ordinaria ma comunque puntuale e ripetuta.


“Le norme tecniche finora indicavano come progettare il nuovo, mentre ora il problema più grande è come gestire l’esistente”, fa notare Claudio Modena, già Ordinario di Tecnica delle Costruzioni alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova. “Non si parla più di sicurezza strutturale ma di gestione del rischio, e della sua accettabilità, nella consapevolezza che non è mai pari a zero. C’è un grande bisogno di sperimentare, affinare, e uniformare le modalità operative perché intervenendo sull’esistente ci si assumono molte più responsabilità rispetto al progettare il nuovo”.

“Le valutazioni vengono fatte a seconda dei livelli di rischio, che tengono conto di pericolosità, vulnerabilità ed esposizione”, spiega Carlo Pellegrino, Direttore del Dipartimento di Tecnica delle Costruzioni alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova. “Se il manufatto è catalogato in classe alta si procede a un’accurata perlustrazione e alla verifica strutturale”.


Gabriele Miceli della società E.T.S srl, società di ingegneria civile specializzata nel rilievo e nella diagnostica delle infrastrutture esistenti conosce bene le sfide future che stanno facendo sviluppare tecniche di ispezione lineare con sistemi digitali ad alta definizione.