Poche donne al Festival della Bellezza, scoppia la polemica

È diventato un caso nazionale il polverone sollevato nei giorni scorsi intorno al Festival della Bellezza e alla mancanza di "quote rosa" all'interno del cartellone della rassegna. Solo due le ospiti femminili in programma, su un totale di 21 eventi. Dai cittadini ai politici, nessuno ha risparmiato critiche nei confronti dell'organizzazione del festival, definita da alcuni «maschilista».

Impazza sui social la polemica sul Festival della Bellezza “al maschile”. Dai quotidiani locali a quelli nazionali, nessuno si è lasciato sfuggire un commento piccato sulla rassegna veronese, quest’anno dedicato a “Eros e bellezza“, in cui, tra i 21 appuntamenti in programma, figurano solo due donne tra i relatori: Jasmine Trinca e Gloria Campaner (quest’ultima in accoppiata con Alessandro Baricco).

A criticare il festival tanti cittadini, che sui social hanno attaccato la rassegna culturale definendola «maschilista», spingendo gli organizzatori a rilasciare una dichiarazione: «L’organizzazione del Festival della Bellezza è molto dispiaciuta per le polemiche in una stagione che ha richiesto un particolare impegno per tenere viva la cultura e ritrovare la condivisione tra le persone. L’attuale programma non riflette quello originario che avrebbe previsto eventi ideati per il Festival da artiste come Charlotte Rampling, Ute Lemper, Jane Birkin e Patti Smith, che sono state impossibilitate a partecipare per le problematiche relative al Covid. – si legge nella nota – Molte altre figure femminili sono state invitate, ma non se la sono sentita di intervenire in un periodo difficile in un contesto particolare come l’Arena di Verona. Chi conosce il Festival sa qual è lo spirito che lo anima e le riflessioni che vengono proposte. Da Catherine Deneuve a Lella Costa, da Patti Smith a Laura Morante, da Fanny Ardant a Melania Mazzucco, le donne sono sempre state protagoniste, invitate per il loro pensiero e il loro talento, elementi distintivi nel mondo della cultura e dell’arte in cui è indifferente l’appartenenza a un genere».

Un tentativo di mettere una “pezza” al caos generato, che però non ha fatto altro che alimentare ulteriori polemiche sollevate anche dalla deputata Pd veronese, Alessia Rotta: «Al Festival della Bellezza di Verona su 22 incontri previsti uno soltanto avrà come ospite una donna. E non c’è giustificazione che tenga. È inaccettabile che a parlare dei desideri delle donne siano gli uomini. – scrive Rotta sulla sua pagina Facebook – Ed è ancora più triste che, alla domanda sulle ragioni di questa scelta tanto infelice, gli organizzatori abbiano lasciato intendere che le donne sono state invitate ma per paura del Covid abbiano declinato. Insomma, incapaci di riflettere su bellezza e eros ma pure timorose a differenza dei maschi. Nel 2020 la rimozione di genere diventa il marchio di un Paese (in)civile. La quota media di partecipazione ai programmi dei festival italiani degli ultimi anni è inferiore al 15% Cosa altro dire? A Verona si svolgerà un evento pensato per un mondo dove le donne non esistono e dove non sono abbastanza autorevoli e competenti per parlare di niente, figuriamoci di eros e bellezza. È roba da maschi. Per gli organizzatori c’è un unico genere che incarna arte e cultura. Sarebbe il caso che gli ospiti maschi mandassero un segnale, evitando di partecipare a questa tristissima esibizione di misogenia dove l’unica donna coinvolta è la minorenne il cui ritratto, disegnato da Maggie Taylor, campeggia -senza permesso dell’autrice- sui manifesti del Festival. Le donne, per gli organizzatori, non possono parlare di eros ma le ragazzine possono testimoniarlo benissimo».

Al Festival della Bellezza di Verona su 22 incontri previsti uno soltanto avrà come ospite una donna. E non c’è…

Posted by Alessia Rotta on Tuesday, September 8, 2020

Ieri pomeriggio, poi, un’altra tegola proveniente dagli Stati Uniti è caduta sulla testa di Associazione Idem, organizzatore dell’evento: sulla scia del malcontento generale, infatti, la notizia del “Festival della Bellezza” è arrivata anche alle orecchie di Maggie Taylor, autrice dell’immagine da anni simbolo del Festival, la bambina vestita di api. L’artista parla di «disgustosa violazione del copyright» giudicando poi inappropriato l’uso del dipinto raffigurante una minorenne per la tematica “eros e bellezza”. Immediato il passo indietro del Festival, che sul sito web si è affrettato a cambiare l’immagine in copertina giustificando l’accaduto sui social come «un’incomprensione sull’autorizzazione avuta dal rappresentante italiano dell’Artista».

A fan of my work just alerted me that a festival in Verona, Italy, is illegally using several of my images for their…

Posted by Maggie Taylor on Tuesday, September 8, 2020

Non solo critiche, però, arrivano addosso alla rassegna culturale veronese: a spezzare una lancia a favore del festival, ci ha infatti pensato Federico Benini, consigliere comunale dem, che si è detto «imbarazzato dalla foga con cui i miei concittadini abbiano la bava alla bocca per una questione del genere. […] Invece io mi complimento con gli organizzatori perchè da anni hanno costruito un evento culturale che è diventato il principale, in una città dove l’offerta in questo settore è stata veramente deludente […]».