Piste da sci chiuse, Minella (ANEF Veneto): «Perdite enormi, servono ristori dal Governo»

Il presidente dell'Associazione Nazionale Esercenti Funiviari del Veneto, Renzo Minella, è intervenuto ai microfoni di Radio Adige Tv per parlare del nodo riguardante la chiusura delle piste da sci, fino a dopo l'Epifania, in Italia, tra perdite di fatturato senza precedenti e condizioni precarie anche per la riapertura dopo le Feste.

Non è un mistero che queste vacanze natalizie saranno diverse rispetto a quelle degli scorsi anni: diverse fonti governative hanno già annunciato che il nuovo dpcm, in arrivo tra qualche giorno, proibirà gli spostamenti tra regioni e i tradizionali cenoni famigliari. A destabilizzare ulteriormente la situazione, nelle scorse settimane, c’è stata anche la notizia riguardante la chiusura degli impianti sciistici e quindi delle piste da sci fino a dopo le vacanze, per evitare assembramenti e una nuova ondata di contagi. Chiaramente su questo punto sono tanti i dubbi: è giusto chiudere un comparto in cui lavorano 400 mila persone e che porta 12 miliardi di euro all’anno? Ne abbiamo parlato con Renzo Minella, presidente dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari del Veneto.

«Il Natale pesa sui bilanci delle nostre società dal 30 al 40%. Quando si arriva al giorno dell’Epifania, se il Natale è andato bene, è uso dire che metà del lavoro e degli incassi è stato portato a casa. – ha spiegato Minella – Le perdite enormi, al di là di questa chiusura, sono già state anticipate, perchè la limitazione degli spostamenti tra regioni, la mancanza del mercato straniero, che per gran parte delle Ski aree del Veneto pesa oltre il 50%, ci avrebbe già fatto partire con una stagione limitata. Limitare anche il Natale è un aggravare una situazione già molto compromessa».

La situazione, poi, si fa paradossale nel momento in cui molti sciatori italiani, aggirando i divieti, si stanno recando oltreconfine per sciare in Svizzera o in Austria: due Stati che sembrano determinati a non voler chiudere la stagione invernale: «Credo che il Governo stia andando nella direzione giusta: il fatto stesso che chi andrà a sciare all’estero dovrà poi sottoporsi al rientro a 15 giorni di quarantena, credo che sia una limitazione. – ha detto Minella – Sarebbe opportuno che, quantomeno con l’Austria, che fa parte dell’Unione Europea, le decisioni fossero prese in maniera omogenea. Sulla Svizzera non mi pronuncio in quanto è al di fuori della UE, anche se sappiamo che in Svizzera la situazione Covid non è delle migliori: ha appena ricevuto un ammonimento dall’OMS, quindi penso che anche un italiano che pensa di sciare in zone non sicure sia un irresponsabile per la propria salute e per quella degli altri».

Sul possibile protocollo per la riapertura e sulle perdite del settore: «Noi leggiamo i giornali perchè non abbiamo avuto un’interlocuzione diretta con il Governo, nemmeno come ANEF Nazionale ed è da un po’ che lo chiediamo, perchè è nostra intenzione informare chi noi rappresentiamo. Lo sci non è, come spesso si dice, uno sport per ricchi, ma è un’industria dietro la quale ci sono famiglie che lavorano e vivono in montagna e quindi sappiamo benissimo l’importanza, anche contro lo spopolamento. Il turismo invernale pesa sul PIL nazionale circa 20 miliardi, quindi non sono noccioline. Adesso dobbiamo fare i conti anche con i grandi costi che le nostre società si trovano a investire per far partire la stagione, che di solito vengono assorbiti da fatturati significativi. Se dovessimo partire oggi con tutte le limitazioni dovremmo immaginare dei ristori significativi da parte del Governo, altrimenti gli investimenti non verrebbero compensati. – conclude il presidente di ANEF Veneto – Noi abbiamo lavorato su un protocollo in estate, quando la pandemia era contenuta, poi è stato rivisto dalla conferenza delle Regioni in modo molto più restrittivo e ad oggi c’è un protocollo condiviso che però non è ancora stato approvato dal Comitato Tecnico Scientifico. Tra i punti principali: contingentamento degli sciatori, caricamento limitato delle cabinovie e funivie».

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