Piano Mobilità Ciclistica, De Berti: «Una nuova visione di ciclabilità»

L'assessora ai Trasporti del Veneto, Elisa De Berti, comunica che venerdì il Piano Regionale della Mobilità Ciclistica è stato pubblicato all’interno del Bollettino Ufficiale della Regione. Il piano individua una rete ciclabile per un totale di quasi duemila km, suddivisa fra dorsali di terra e di acqua.

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Foto d'archivio
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«Con la pubblicazione sul BUR, il Piano Regionale della Mobilità Ciclistica inizia la sua fase di consultazione per poi essere sottoposto all’approvazione da parte del Consiglio Regionale. La sua illustrazione, avvenuta giovedì presso la Seconda Commissione del Consiglio Regionale, ha consentito di evidenziare nel dettaglio gli obiettivi e le peculiarità di quello che di fatto è uno strumento sulla base del quale poter costruire una nuova visione della ciclabilità in Veneto. Il buon riscontro avuto ieri in ambito consiliare e l’ampia condivisione avuta con i territori e gli enti, ci permette di dire che abbiamo realizzato un progetto destinato a lasciare il segno». 

Con queste parole la vicepresidente e assessora alle Infrastrutture e Trasporti del Veneto, Elisa De Berti, comunica che da venerdì 3 marzo, il Piano Regionale della Mobilità Ciclistica (PRMC), è pubblico all’interno del Bollettino Ufficiale della Regione. Seguirà la fase di consultazione e partecipazione ai fini VAS, che durerà 45 giorni dalla pubblicazione sul BUR; quindi la fase delle controdeduzioni sulle osservazioni pervenute, l’emissione del parere motivato della commissione regionale VAS entro 45 giorni dalla fine della fase di consultazione e partecipazione. Dopodiché, la commissione consiliare esprimerà il parere di competenza, in vista della definitiva approvazione da parte del Consiglio regionale.

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L’assessora e vicepresidente della Regione Elisa De Berti.

«Si apre la strada a una nuova visione di ciclabilità, nella quale la bicicletta diventa un mezzo al servizio di cittadini, turisti e imprese. Il Piano Regionale della Mobilità Ciclistica è il primo piano di mobilità lenta con una visione territoriale a 360°, ma soprattutto un progetto destinato a lasciare un segno sul territorio e un lascito dal valore culturale, ambientale, turistico ed economico», aggiunge De Berti.

Il piano

Il PRMC individua una rete ciclabile per un totale di quasi duemila km, suddivisa fra dorsali di terra e di acqua.

Le ciclabili di terra 

  • Ciclovia della Costa, da Ariano nel Polesine (RO) a San Michele al Tagliamento (VE)
  • Ciclovia della Bassa Pianura, da Guarda Veneta (RO) a San Michele al Tagliamento (VE)
  • Ciclovia dell’Alta Pianura, da Casaleone (VR) a Mansuè (TV)
  • Ciclovia della Collina e della Montagna, da Valeggio sul Mincio (VR) a Cortina d’Ampezzo (BL)

Le ciclabili di acqua

  • Ciclovia del Po-Mincio-Garda, da Malcesine (VR) a Porto Tolle (RO)
  • Ciclovia dell’Adige, da Brentino Belluno (VR) a Rosolina (RO)
  • Ciclovia del Bacchiglione, da Vicenza a Chioggia (VE)
  • Ciclovia del Brenta, da Enego (VI) a Chioggia (VE)
  • Ciclovia del Sile, da Volpago del Montello (TV) a Jesolo (VE)
  • Ciclovia del Piave, da Soverzene (BL) a Jesolo(VE)
  • Ciclovia del Livenza, da Gaiarine (TV) a Carole (VE) 
  • Ciclovia del Tagliamento, San Michele al Tagliamento (VE)

L’intero sistema ciclabile regionale è predisposto assumendo e valorizzando gli itinerari della Rete ciclabile nazionale “Bicitalia”. Il piano, redatto con cadenza triennale partendo dalle indicazioni del Piano Regionale dei Trasporti (PRT) in coerenza con il Piano Generale della Mobilità Ciclistica (PGMC), propone un modello di gestione della rete sia su scala territoriale, sia a livello di singola ciclovia. L’attività di coordinamento su scala territoriale spetterà all’Ufficio di coordinamento e all’Ufficio della Ciclabilità, mentre sulla singola ciclovia la competenza sarà degli Enti Gestori. A questi soggetti, si affianca l’istituzione del Tavolo Tecnico in materia di mobilità ciclistica e dell’Osservatorio permanente della mobilità. 

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Gli obiettivi del Piano

Gli obiettivi fondamentali del Piano sono cinque:

  • realizzare un sistema di ciclovie regionali di media/lunga distanza (>100-150 km) capaci di stabilire collegamenti a più scale e integrato con gli altri sistemi di mobilità (ferro, acqua, gomma);
  • avviare modelli di gestione coordinata delle ciclovie regionali durante tutte le sue fasi;
  • sostenere processi sostenibili di sviluppo locale attraverso infrastrutture ciclabili di lunga distanza capaci di generare posti di lavoro e alimentare le economie locali;
  • riavvicinare i cittadini al paesaggio, favorendone nuove forme di fruizione in bicicletta;
  • innescare un cambiamento culturale che individui nelle dorsali ciclabili i capisaldi di un progetto di territorio costituito da interventi infrastrutturali e da relazioni materiali/immateriali consentano la rigenerazione dei territori. 

«Il PRMC non è semplicemente un documento tecnico bensì uno strumento lungimirante grazie al quale la mobilità ciclistica potrà essere concepita sia in termini infrastrutturali che turistico–ambientali, rivolgendosi ad una trasversalità di fruitori. Dobbiamo imparare a cambiare il modo tradizione di guardare alle due ruote: la bicicletta non è solo un mezzo di trasporto o di svago ma è uno strumento prezioso per innescare processi di rigenerazione dei territori e per favorire un’innovazione culturale. E sono particolarmente orgogliosa poiché il suo valore è stato compreso e la sua adozione è stata frutto di un lavoro di sinergia tra i soggetti istituzionali, gli operatori della mobilità e gli stakeholders», conclude Elisa De Berti.

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