Pfos, Greenpeace: “tempi troppo lunghi per analisi”

 Tra febbraio e marzo i livelli di Pfos, sostanza tra le più pericolose del gruppo dei Pfas, hanno superato più volte il limite consentito. Ieri un esposto lanciato da Greenpeace alla Procura. Oggi la risposta dell’ente gestore Acque Veronesi

Sforamenti non segnalati o comunicati in maniera evasiva quelli relativi alle sostanze perfluoro alchiliche. A dirlo è Greenpeace che ieri ha lanciato un esposto alla Procura, nel quale chiede che sia verificato “se sussistano ipotesi di reato” a carico delle istituzioni. Il caso risale allo scorso 21 febbraio quando i dati di Arpav mostrano nella centrale di Porta Palio una concentrazione di Pfos, sostanza tra le più pericolose del gruppo dei Pfas, di 41 nanogrammi per litro, oltre quindi il limite accettato di 30. Qualche tempo dopo un altro sforamento più importante, con valori di 52 nanogrammi,sempre nella stazione che eroga acqua a Verona. In queste ore la risposta dell’ente gestore Acque Veronesi, che sottolinea come l’impianto sia stato chiuso immediatamente dopo aver avuto conferma dello sforamento. Provvedimento messo in atto però solo dopo quasi un mese, il 9 aprile, data della comunicazione delle analisi Arpav all’ente gestore.

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