Pfas, le parti civili: «Per l’inquinamento non possono pagare i cittadini»
Ieri 30 settembre, nell’aula della corte d’Assise di Vicenza, si è celebrato il processo per l’inquinamento da Pfas per cui sono imputati 15 manager della ex Miteni. Durante tale processo hanno terminato di parlare le parti civili. Le società idriche Acque del Chiampo, Acquevenete, Acque Veronesi e Viacqua, le mamme no Pfas, la Regione Veneto, le Ulss di Padova, Verona e Vicenza, Fondazione Foresta, Arpav e altri vari enti costituiti, hanno sottolineato come tutti abbiano avuto un danno dall’inquinamento provocato dalla società Miteni, e hanno chiesto al giudice che le multinazionali non vengano meno alle loro responsabilità: se l’inquinamento c’è stato, dicono, è giusto che a pagare non siano i cittadini.
I quindici manager delle società Miteni spa (fallita), Mitsubishi Corporation e Icig, sono considerati responsabili dell’inquinamento ambientale provocato dal presunto sversamento incontrollato di sostanze perfluoroalchiliche, nelle province di Padova, Vicenza e Verona dal 2000 in poi. Gli imputati sono accusati a vario titolo di avvelenamento acque, disastro ambientale innominato, gestione di rifiuti non autorizzata, inquinamento ambientale e reati fallimentari.
In sede di indagini la procura aveva individuato come responsabili civili, ossia enti che dovranno rispondere in solido per i reati dei logo manager, la fallita Miteni, la Mitsubishi corporation e la lussemburghese Icig. Proprio queste ultime nella scorsa udienza avevano chiesto la loro estromissione dal processo perché non avevano partecipato con i consulenti all’incidente probatorio, per questo, secondo le difese, le prove non sarebbero valide.
A questa eccezione ha risposto l’avvocato delle società idriche Marco Tonellotto: «L’obbligo di individuazione dei partecipanti all’accertamento non ripetibile, e quindi il loro diritto di partecipazione alla formazione della prova, non sussiste per coloro che siano individuati successivamente o nel corso delle operazioni peritali – spiega l’avvocato – a marzo 2016 era impossibile assicurare alla Mitsubishi la partecipazione al contraddittorio perché nessuno dei manager era indagato, per questo l’istanza va respinta». La decisione del giudice sulla responsabilità civile delle multinazionali arriverà in occasione della prossima udienza, l’11 novembre.
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