Pfas, esami del sangue per i residenti a San Bonifacio

I residenti di dodici comuni del Veneto in “area arancione”, fra cui San Bonifacio, potranno sottoporsi al dosaggio dei pfas nel sangue a una tariffa calmierata di 90 euro.

Pfas in Veneto
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La Regione del Veneto ha adottato un provvedimento che consente ai cittadini residenti nei comuni dell’Area Arancione di poter effettuare il dosaggio dei PFAS nel sangue.

Ciò risponde alle esigenze che parte della popolazione residente in questi comuni ha più volte espresso, ma anche ad una rivalutazione del rischio correlata all’uso dell’acqua da pozzo.

L’Area Arancione corrisponde a quella parte di territorio regionale, interessata dalla contaminazione da PFAS delle acque sotterranee, ma che ha ricevuto acqua non contaminata attraverso gli acquedotti.

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Di seguito tabella che riporta l’elenco dei Comuni identificati come Area Arancione:

Altavilla Vicentina (VI)Interessamento parziale del Comune
Arcugnano (VI)Interessata una frazione minima del Comune
Arzignano (VI)Interessamento parziale del Comune (Confine est)
Creazzo (VI)Interessamento parziale del Comune
Gambellara (VI)Interessata una frazione minima del Comune
Montebello Vicentino (VI)Interessamento parziale del Comune
Montecchio Maggiore (VI)Interessamento parziale del Comune
Monteviale (VI)Interessata una frazione minima del Comune
San Bonifacio (VR)Interessamento parziale del Comune (Locara-Lobia)
Sovizzo (VI)Interessamento parziale del Comune
Trissino (VI)Interessamento parziale del Comune (Colombara)
VicenzaInteressamento parziale del Comune (Vicenza Ovest)

Si è ritenuto di prevedere per i cittadini residenti in questa area la possibilità di effettuare volontariamente la determinazione dei dosaggi ematici di PFAS al laboratorio autorizzato di ARPAV in regime di compartecipazione della spesa, entro 90 giorni dall’adozione della deliberazione, tempo necessario all’adeguamento dei flussi informativi e alla definizione delle misure organizzative.

La tariffa astrattamente applicabile a questa prestazione è la seguente “Determinazione sostanze organiche fluorurate (PFAS), codice 4.2.00.115, costo: 130 euro”, di cui al tariffario ARPAV, approvato con D.G.R. n. 46 del 25/1/2022. Tuttavia gli interessati potranno usufruire delle prestazioni in regime di compartecipazione alla spesa ad una tariffa calmierata di 90 euro (per maggiori informazioni la deliberazione n. 1752 del 30 dicembre 2022 sarà visionabile nel Bollettino ufficiale del prossimo venerdì 13 gennaio).

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Nei casi in cui gli esiti dei dosaggi effettuati volontariamente dai cittadini rilevino valori sierici di PFAS superiori ai limiti di riferimento già stabiliti con D.G.R. n. 2133/2022 gli interessati potranno effettuare gratuitamente gli esami ematochimici previsti dalle disposizioni contenute nella medesima deliberazione. Per coloro che dovessero presentare valori significativi di bioaccumulo di PFAS ed esami ematochimici con valori alterati, essi potranno eseguire gratuitamente attraverso il medico di medicina generale il programma di presa in carico sanitaria, come previsto dalle disposizioni contenute nelle deliberazioni della Giunta Regionale n. 2133 del 23 dicembre 2016 e n. 691 del 21 maggio 2018.

«Si intende comunque precisare che la sanità regionale, ha sempre esaminato attentamente i dati prodotti dalle evidenze scientifiche, siano essi frutto di biomonitoraggi che di studi epidemiologici, contestualmente ai dati di natura ambientale e prodotti dagli Enti Gestori del Servizio Idrico Integrato e non ha ritenuto di poter ampliare il Piano di sorveglianza sanitaria sulla popolazione esposta a PFAS anche all’Area Arancione, proprio per la mancanza nell’Area Arancione dei requisiti che identificano l’Area Rossa, che è quella di massima esposizione sanitaria e quindi di applicazione del Piano di sorveglianza» spiegano dalla Regione.

«Infatti, l’acqua destinata al consumo umano, principale fattore di esposizione proviene da fonti diverse; nell’Area Rossa è stata distribuita acqua con PFAS, essendo attinta ai pozzi contaminati di Almisano, mentre nell’Area Arancione è stata distribuita acqua proveniente da pozzi non contaminati da PFAS».

La Regione del Veneto ha comunque messo in atto delle precise misure di sanità pubblica, per ridurre l’eventuale rischio derivante da un uso a scopo potabile di pozzi privati da parte della cittadinanza, con la D.G.R. n. 618 del 29 Aprile 2014 in cui sono stati dati indirizzi operativi ai Comuni delle Province interessate dalla presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nelle acque destinate al consumo umano, al fine di adottare tutte le misure necessarie al controllo dell’acqua proveniente da questi pozzi.

È stata prevista, inoltre, per l’Area Arancione una valutazione del rischio relativamente all’esposizione alimentare, D.G.R. n. 1494 del 15 ottobre 2019, con conseguente eventuale, presa in carico della popolazione qualora dovessero emergere elementi di rischio espositivo di bioaccumulo. Le attività del piano di sorveglianza degli alimenti sono attualmente in fase di esecuzione.

Infine a seguito di evidenze storiche di esposizione ad acqua potabile possibilmente contaminata è stato avviato uno specifico studio sulla popolazione di Trissino in quanto interessato dalla presenza della sede, nel proprio territorio comunale, della Ditta Rimar prima e Miteni poi e in parte anch’esso ricompreso nell’Area Arancione. Lo studio al momento ha prodotto dati confortanti circa la presenza i PFAS nel sangue dei residenti che risultano ben al di sotto dei livelli presenti nei residenti dell’Area Rossa, paragonabili al resto della popolazione regionale e nazionale.

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