Pfas, condannati 11 imputati: pene per 141 anni. Risarcimenti a oltre 300 parti civili

Redazione

| 26/06/2025
La Corte d’assise di Vicenza ha inflitto condanne superiori alle richieste dell’accusa. Soddisfazione del PD: «Sentenza esemplare: ora si istituisca Osservatorio veneto per la riduzione dei Pfas».

Undici dei quindici imputati al processo Pfas sono stati condannati a un totale di 141 anni di carcere, una pena persino più severa dei 121 anni e 6 mesi richiesti dai pubblici ministeri Roderich Blattner e Paolo Fietta. La sentenza – letta alle 16:30 di oggi dalla presidente della Corte d’assise di Vicenza, Antonella Crea, affiancata dal giudice a latere Chiara Cuzzi – riguarda il processo sull’inquinamento da Pfas che coinvolge 13 comuni della Bassa ed Est Veronese.

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Il tribunale ha riconosciuto responsabili della contaminazione non solo manager e dirigenti della Miteni di Trissino, ma anche le multinazionali Mitsubishi e Icig, proprietarie dell’azienda dal momento in cui, nel 2013, venne scoperto l’inquinamento. È stato inoltre disposto il risarcimento dei danni a favore di oltre 300 parti civili.

Alla lettura del dispositivo erano presenti numerosi attivisti, rappresentanti di forze politiche, amministrazioni locali e gestori del servizio idrico integrato. A riempire la sala, però, erano soprattutto le “Mamme No Pfas” e gli ambientalisti, che hanno accolto il verdetto con commozione e un applauso liberatorio.

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Zaia: «Una sentenza che segna un passaggio fondamentale di giustizia per il Veneto»

«La sentenza di oggi della Corte d’Assise di Vicenza, che riconosce il reato di disastro ambientale doloso e avvelenamento delle acque e prescrive condanne tra gli 11 e i 17 anni ai vertici della Miteni, è un passaggio fondamentale di giustizia per le comunità venete colpite e per tutti coloro che hanno lavorato con impegno alla ricerca della verità. Fu proprio la Regione del Veneto, su mio mandato, nel 2013, a segnalare per prima alla magistratura – tramite ARPAV – gli effetti gravissimi e irreversibili dell’inquinamento da PFAS, scoperto nell’ambito di una ricerca sperimentale del CNR e del Ministero dell’Ambiente su inquinanti emergenti nei principali bacini fluviali italiani». 

Così il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, commenta l’esito del processo sul disastro ambientale da PFAS, giunta oggi la sentenza del primo grado.

Zaia prosegue: «In Veneto, gli inquinanti furono individuati nei corpi idrici della Valle del Chiampo, in corrispondenza dello stabilimento chimico Miteni di Trissino, poi rivelatosi la fonte primaria della contaminazione che ha interessato oltre 190 km² tra le province di Vicenza, Verona e Padova. In un quadro normativo allora assente, la Regione ha agito con determinazione, imponendo ai gestori idrici la filtrazione delle acque, stanziando fondi per la messa in sicurezza e attivando, nel 2016, un Piano di Sorveglianza Sanitaria aggiornato nel 2018, che ha coinvolto 127mila cittadini dell’Area Rossa». 

«Abbiamo investito risorse regionali, richiesto e ottenuto lo stato di emergenza nel 2018, e sostenuto in sede giudiziaria una tra le più ampie documentazioni tecnico-scientifiche mai prodotte in un processo ambientale in Italia. Alla Regione Veneto, costituitasi parte civile, la sentenza riconosce oggi un danno superiore ai 6,5 milioni di euro, che i condannati, insieme ai responsabili civili Mitsubishi Corporation e ICIG, saranno tenuti a risarcire. È il riconoscimento del ruolo istituzionale svolto con dedizione, scientificità e trasparenza: un ruolo che ci ha visti in prima linea non solo nel denunciare, ma anche nel rimediare, con l’installazione di barriere idrauliche, filtri a carbone attivo e la predisposizione del progetto di bonifica del sito Miteni. Ringrazio tutti coloro che in questi anni hanno lavorato con rigore, passione e senso civico: tecnici, legali, amministratori. Questa sentenza rafforza il nostro impegno e ribadisce un principio essenziale: chi inquina paga. Il Veneto continuerà a battersi per l’ambiente e la salute, con la stessa determinazione dimostrata sin dall’inizio».

Luca Zaia - Presidente Regione Veneto
Luca Zaia – Presidente Regione Veneto

Bottacin: «Primi a denunciare e porre limiti alle acque potabili»

Dichiara l’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin: «Oggi si chiude finalmente una vicenda lunga, complessa e dolorosa, che ha segnato profondamente il nostro territorio e il dibattito pubblico negli ultimi anni. Desidero ricordare che la prima denuncia sull’inquinamento da PFAS fu presentata dalla Regione Veneto, attraverso ARPAV, in un momento in cui ancora non esisteva alcun limite normativo per queste sostanze. In questi anni abbiamo anche e sempre garantito la massima collaborazione agli inquirenti, ad iniziare dai Carabinieri del NOE, che hanno lavorato con il supporto di Arpav, e alla Procura, avendo massima fiducia nella magistratura che ha operato con estrema terzietà ed obiettività. E che anche per questo ringrazio». 

«In assenza di un intervento statale, ci siamo assunti, pur non avendone la competenza – prosegue l’assessore -, l’onere di fissare limiti precisi sia per le acque potabili che per gli scarichi industriali, assumendoci responsabilità e rischi, ed esponendoci a numerosi ricorsi legali. La Commissione parlamentare bicamerale d’inchiesta sugli ecoreati ha successivamente confermato in modo inequivocabile che la competenza in materia di limiti per queste sostanze era e resta dello Stato. Sono stati per me anni difficili, segnati da accuse gravi e infondate, che hanno spesso rovesciato la realtà, dando quasi l’idea che fossi io il responsabile dell’inquinamento. Oggi, con la conclusione di questo processo, si ristabilisce almeno in parte la verità dei fatti».

«Ma non possiamo fermarci qui – conclude Bottacin -. Questa sentenza rende ancora più urgente l’adozione di limiti nazionali chiari, uniformi ed efficaci per la presenza di PFAS nelle acque e negli scarichi. Su questo, come Regione, abbiamo già dato la nostra disponibilità al Governo per collaborare pienamente. La tutela dell’ambiente e della salute pubblica resta per noi una priorità assoluta», conclude Bottacin.

Gianpaolo Bottacin
L’assessore regionale Gianpaolo Bottacin

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PD: «Sentenza esemplare, monito per il futuro e per sempre»

Piena soddisfazione da parte delle consigliere regionali del PD, Chiara Luisetto e Anna Maria Bigon, presenti stamani in tribunale a Vicenza.

«Si tratta di una sentenza esemplare, che ha portato a nette condanne e risarcimenti e che rappresenta una pagina di giustizia da consegnare per sempre alla memoria, come bussola e monito per evitare il ripetersi di un disastro epocale come questo. Una giornata storica per il diritto alla salute di tantissimi cittadine e cittadini del territorio veneto e non solo».

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Le esponenti dem parlano di «esito che dimostra l’assoluta fondatezza delle accuse e delle denunce sostenute attraverso un impegno civile: impossibile dimenticare in questo senso la battaglia fatta col cuore e con coraggio dalle Mamme No Pfas assieme a tutti i gruppi civici che fin da subito hanno messo in luce e informato sulla pericolosità di queste sostanze. Una tenacia encomiabile, la loro, spesso andando controcorrente. Sono stati anni in cui, a livello istituzionale, abbiamo da parte nostra messo costantemente sul tavolo della Regione una richiesta di trasparenza e di intervento, riscontrando purtroppo una passività che deve finire».

«Ora, dopo questa svolta, è il momento infatti di incidere sul fronte della tutela sanitaria e ambientale. Chiediamo due passaggi fondamentali: si dia innanzitutto avvio allo studio epidemiologico fermo da anni per mettere a sistema i dati raccolti in questi anni: una base scientifica necessaria anche a costruire una legge nazionale che metta al bando queste sostanze. Al tempo stesso, esattamente come ha deciso il Consiglio regionale del Piemonte, si istituisca un Osservatorio tecnico-scientifico in Italia per la riduzione della presenza di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) nell’ambiente. Il lavoro da fare – concludono Luisetto e Bigon – è ancora molto e questa sentenza indica la strada da percorrere».

Floridia: «Sentenza storica»

«La sentenza del Tribunale di Vicenza segna una pagina importantissima della giustizia ambientale del nostro Paese». Così la senatrice dei Verdi – Alto Adige/Südtirol, Aurora Floridia, del Gruppo per le Autonomie.

«Grazie alla forza e al coraggio delle Mamme NO PFAS, non solo si riconoscono le gravissime responsabilità di chi ha letteralmente attentato alla salute pubblica, ma anche l’estrema pericolosità dei PFAS per l’ambiente e per le persone. L’Italia metta ora al bando queste sostanze, senza aspettare il divieto atteso dall’Unione europea. Dobbiamo agire ora, per non tradire chi ha già pagato il prezzo più alto e per proteggere chi verrà dopo di noi».

Guarda: «Finalmente riconosciuto il principio del “chi inquina paga”»

«Questa è una sentenza storica, che va addirittura oltre le richieste dei pubblici ministeri e che ha un valore altissimo per la mia comunità. Viene finalmente riconosciuta la fatica della battaglia, che dura da oltre un decennio, per la difesa della nostra salute, dell’ambiente in cui viviamo e del cibo che mangiamo. Al tempo stesso, la sentenza ha un altissimo valore politico, perché riconosce il principio che “chi inquina, paga”. Da oggi, ha più forza la nostra richiesta per un divieto universale dei Pfas a livello europeo», dichiara Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi eletta nelle liste di Alleanza Verdi Sinistra (AVS), già consigliera regionale in Veneto.

«Rimane l’amarezza per il ritardo e le lacune con cui le istituzioni si sono occupate della contaminazione, il più grande caso di inquinamento da Pfas conosciuto al mondo. Da consigliera regionale, dal 2015 ho lottato per acqua priva di Pfas dai rubinetti, studi epidemiologici, campagne di informazione, supporto alle donne che voglio avere figli e ricerche per la sicurezza cibo e tecniche per la tutela delle coltivazione. Non c’è stata la giusta attenzione, le nostre richieste sono sempre state trattate come quelle dei ‘soliti ambientalisti’ che si lamentano: avrei voluto politici impegnati come se fosse la loro acqua quella contaminata, ma non è stato così. Ora la battaglia prosegue in Europa, per la completa rimozione di queste sostanze dai beni di consumo, dalla produzione agricola e industriale», conclude l’eurodeputata.

Cristina Guarda
Cristina Guarda

Acquevenete: «Un primo passo per introdurre la responsabilità estesa del produttore»

Il commento di Piergiorgio Cortelazzo, presidente di acquevenete: «Questa sentenza, applicando il principio chi inquina paga, suggella in maniera equa l’importanza della protezione della salute e dell’ambiente, indicando una priorità fondamentale la necessità di introdurre la responsabilità estesa a tutti quei soggetti che producono o utilizzano sostanze poli e perfluoroalchiliche. Bisogna mettere in campo tutte quelle azioni volte a sostituire i Pfas nei numerosi impieghi civili e industriali – aggiunge Cortelazzo – affinché, anche in futuro, i maggiori costi operativi e infrastrutturali per garantire la sicurezza dell’acqua non ricadano integralmente sulle tariffe dei cittadini».

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