Pazienti in corridoio al pronto soccorso, Cgil: «Intervenire subito»

Dopo le immagini pubblicate sulla stampa di pazienti in attesa a lungo nei corridoi del pronto soccorso di Borgo Trento, la Cgil chiede azioni immediate da parte delle istituzioni.

Ospedale Maggiore Verona Borgo Trento

Di seguito l’intervento della Cgil Verona, a firma di Adriano Filice, segretario Spi Cgil Verona, e Antonio De Pasquale, segretario Fp Cgil Verona, sui casi evidenziati sulla stampa di pazienti in attesa a lungo di un vero letto nei corridoi del pronto soccorso di Borgo Trento.

Il comunicato di Cgil Verona

«Le ordinarie scene di malasanità che si verificano anche negli ospedali veronesi con pazienti, spesso anziani, parcheggiati per giorni nei corridoi dei pronto soccorso in attesa che si liberi un posto in reparto, di cui riportano oggi le cronache cittadine, hanno smesso di stupirci ma non hanno mai smesso di indignarci».

«Esse rappresentano infatti l’ennesima drammatica riprova della urgente e assoluta necessità, di cui parliamo da anni, di avviare, fin da subito, la riforma della medicina territoriale le cui mancanze e la cui disorganizzazione riversa oggi sugli ospedali tutta una serie di situazioni che potrebbero essere prese in carico preventivamente sul territorio con maggiore soddisfazione dei pazienti, specialmente anziani, e con minori costi a carico del sistema pubblico. In considerazione delle assunzioni avvenute nell’ultimo anno e mezzo in ambito ospedaliero sull’onda della pandemia, possiamo ragionevolmente escludere che i disservizi che periodicamente si verificano nei pronto soccorso dipendano da una forte carenza degli organici ospedalieri, la cui professionalità peraltro è lodevole ed indiscussa».

«Come Sindacato dei Pensionati Spi Cgil Verona, unitamente al Sindacato dei Pubblici Dipendenti Fp-Cgil Verona, torniamo dunque a ribadire all’Ulss 9 e alla Regione l’invito a convocare con urgenza le parti sociali per affrontare il tema della riforma delle cure primarie posta dallo stesso Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) con gli ingenti finanziamenti previsti per il potenziamento dell’assistenza domiciliare e per la radicale riorganizzazione dei Distretti Sanitari. Non perché la riforma sia già matura, ma affinché non sia l’ennesima riforma calata dall’alto senza sentire il parere dei pazienti, delle categorie deboli, degli operatori sanitari, degli operatori del sociale e dei medici di base».

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«Ma c’è una cosa che la Regione potrebbe fare fin da subito, anzi, che avrebbe dovuto fare già dal 2018: innalzare il livello delle medicine di di gruppo integrate, l’unica forma aggregativa della medicina di base capace di generare vero valore aggiunto sia per i pazienti che per il sistema sanitario in quanto riuniscono più medici di medicina generale che lavorano in sinergia con infermieri e assistenti di studio per fornire una risposta più adeguata alle esigenze assistenziali del territorio di riferimento. Una forma organizzativa innovativa incentivata anche dalla riforma sanitaria in fieri. La riforma regionale del 2015 prevedeva un massiccio coinvolgimento dei medici di medicina generale nelle medicine integrate nella misura dell’80% entro il 2018. Ma ad oggi questa forma associativa coinvolge appena il 14,5% di medici veronesi contro una media regionale del 21%».

«La nostra proposta è chiara: ripartiamo da qui, dalle medicine di gruppo integrate, per dare una risposta anzitutto alle 109 zone del territorio veronese ancora carenti di medico di base. Una situazione di emergenza a cui i bandi regionali non riescono a porre rimedio. Sta alla responsabilità e al buon senso delle Istituzioni e delle Autorità sanitarie, cogliere questo spunto e non continuare a voltarsi dall’altra parte».

Adriano Filice, segretario Spi Cgil Verona

Antonio De Pasquale, segretario Fp Cgil Verona

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